Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne: caporalato in Italia — La Bottega del Barbieri

Seguendo il ciclo delle stagioni, la giornalista Sara Manisera ha raccolto le storie di tanti braccianti impiegati sui campi in tutta Italia. Spesso immigrati, sottopagati, costretti ad obbedire alle regole dei caporali e alle richieste della grande distribuzione organizzata. E in molti casi isolati in ghetti o “campi lavoro”. di Cristina Maccarrone Copertina del libro…

Racconti di schiavitù e lotta nelle campagne: caporalato in Italia — La Bottega del Barbieri

Uno studio corregge al ribasso l’aumento della popolazione mondiale – Oggiscienza

Secondo uno studio dell’Università di Washington pubblicato da Lancet, la popolazione mondiale alla fine del XXI secolo potrebbe essere composta da …

Uno studio corregge al ribasso l’aumento della popolazione mondiale

Come riaprire le scuole in (relativa) sicurezza — OggiScienza

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, più di un miliardo e mezzo di alunni e studenti (oltre il 90% del totale a livello mondiale) sono stati costretti a restare a casa da scuola per la pandemia di COVID-19. Secondo le rilevazioni dell’UNESCO, ancora oggi un miliardo di bambini e adolescenti attendono di […]

Come riaprire le scuole in (relativa) sicurezza — OggiScienza

Erosione delle coste per quasi il 50% delle spiagge italiane – In 50 anni persi 23 metri di profondità su 1750 km di litorale. — Europaviva 21

Inaugurato il portale dell’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani ha presentato uno studio sullo stato di erosione delle coste in Italia dal quale emerge che «Quasi il 50% delle nostre coste sabbiose è attualmente soggetto a erosione, un fenomeno che negli ultimi 50 anni si è mangiato 40 milioni di metri quadrati di spiagge». Il Cigno Verde […]

Erosione delle coste per quasi il 50% delle spiagge italiane – In 50 anni persi 23 metri di profondità su 1750 km di litorale. — Europaviva 21

Musica live

Mi trovo in un parco. Potrebbe essere uno dei tanti parchi che arricchiscono ed ingentiliscono i nostri paesi e le nostre città ed in questo caso mi trovo nel parco di Battaglia Terme. Sul palco, al centro del viale centrale, immerso tra alberi secolari, un eterogeneo gruppo di strumentisti si sta esibendo. Nulla di anomalo, capita così in molte città virtuose, se non fosse che non tutti i musicisti si conoscono tra loro e stanno suonando i propri strumenti o quelli messi liberamente a disposizione del pubblico.

È penetrante il suono della musica e sento le vibrazioni che mi costringono a muovere le braccia, battere il piede e ondeggiare il fianco. Man mano che aumenta l’attenzione con cui ascolto la musica, mi rendo conto di quali possano essere le emozioni che provano questi artisti, mentre cercano la giusta intesa tra sé stessi e i propri strumenti e con i compagni d’avventura, catturando la nota del basso ed il ritmo della batteria per costruire la loro improvvisazione affinché il proprio contributo sia sinergico nel gruppo, che non sovrasti altri suoni e che faccia parte di un’unica armonia.

Gli strumentisti si alternano, dando spazio anche ai più piccoli che provano questa nuova esperienza di suonare alla pari con gli adulti. Il tutto sotto gli occhi di un pubblico distratto che forse non ha capito appieno la magia che sta avvolgendo il palco dove voci diverse formano un unico coro trovando la giusta intesa sonora.

Quanto mi piacerebbe vedere la stessa intesa tra le persone comuni, in famiglia, per strada, nei luoghi di lavoro e di impegno sociale. Invece, mediamente siamo più attenti a sottolineare le differenze, le opinioni divergenti piuttosto che ricercare la sintonia, l’armonia e la voglia di stare bene assieme, indipendentemente dallo strumento che abbiamo.

La sessione di improvvisazione, finisce, i grilli e le cicale riprendono il loro spazio musicale, oscurato solo per un paio d’ore dalla magia dell’incontro di liberi talenti.

Coronavirus: la folle corsa.

Eccoci arrivati a 10 milioni di casi.

Come avevo già scritto nell’articolo del 20 maggio, i conti relativi alla propagazione di questa pandemia da Coronavirus, non tornano, però è giusto affidarsi agli unici indicatori ufficiali disponibili.

Nel mondo, si è passati dai 5 milioni di contagiati nel lasso di tempo relativamente breve di 120 giorni (dal 22 gennaio al 20 maggio) al raddoppio in appena 39 giorni (dal 21 maggio ad oggi), ossia in un terzo del tempo. La logica di questa accelerazione sta sicuramente nella maggiore diffusione del contagio, trasformatosi da fenomeno regionale a emergenza planetaria. Percorrendo i meandri delle serie numeriche, si notano però alcune discontinuità di comportamento della diffusione rispetto a quanto atteso.

Si è molto discusso, in particolare, della volontà di alcune Nazioni di conteggiare solo le morti accertate a causa del Coronavirus, cioè conteggiare i deceduti “per” ed escludere i deceduti “con” Coronavirus ma che avevano patologie pregresse gravi e che, a parere dei medici, sarebbero comunque morti nel giro di qualche mese/anno. Ma dato che si parla di eventualità ipotetiche sulla durata in vita delle persone affette da tali patologie, mi viene da dire che se non ci fosse stato il Coronavirus, oggi, ad appena 6 mesi dall’inizio della pandemia, qualcuna di quelle persone potrebbe essere ancora viva sebbene non conteggiata nella triste statistica delle morti causate dal virus.

Il diffondersi di questa pratica fa ridurre enormemente il numero dei deceduti rispetto agli infettati (vedere il confronto dei due grafici a barre) portando la percentuale dei decessi rispetto al numero di casi chiusi all’ 8%. Secondo una stima che avevo fatto qualche settimana fa, tale percentuale si sarebbe dovuta ridurre al 4,5-5% al termine della pandemia. Se invece proseguirà l’andamento che stanno assumendo i grafici in questi giorni, alla fine la percentuale sarà intorno al consolatorio ma irreale 2%.

In quest’ultima serie numerica, tratta da una statistica che aggiorno quotidianamente leggendo il sito www.worldometers.info, sono visibili le percentuali di incidenza dei decessi totali sul numero totale dei casi, suddivisi per area geografica e, nell’ultima colonna, quella mondiale.

Nel gruppo colonne “Stop”, il numero di Nazioni che hanno sconfitto il Coronavirus: “green” senza decessi, “grey” con decessi. Tra queste ultime, da ieri rientra finalmente la Repubblica di San Marino che è la Nazione al Mondo col maggior numero di decessi rispetto la popolazione.

Tornando all’argomento, la mia preoccupazione è che questo minor valore percentuale non sia dovuto ad una ridotta virulenza del virus, come decantato da più parti, ma solo effetto del diverso metodo di conteggio.

Torniamo a vedere la distribuzione mondiale e, volendo sorvolare sugli improbabili casi degli unici due Stati con popolazione relativamente alta, Turkmenistan (6M) e Corea del nord (51M) che conteggiano “ZERO” casi, la diffusione appare comunque molto eterogenea.

I complottisti di fazioni avverse sostengono, a seconda di come gira il vento, che i numeri dei casi e dei deceduti in nazioni come Italia, Spagna, USA, Brasile, ecc. siano volontariamente gonfiati al solo scopo di terrorizzare l’opinione pubblica per far guadagnare le case farmaceutiche con la vendita di vaccini o cure inutili perché “è solo una normale influenza”, oppure, sul versante opposto, necessità politico-economico-militari impongano di nascondere la reale gravità della situazione per non mostrarsi deboli agli occhi delle potenze avversarie. Tra queste ultime possiamo contare, oltre alle citate Turkmenistan e Corea del Nord, nazioni come Cina, Mongolia, Russia, Libia, Siria, Yemen e molti stati africani, in cui i contagiati da virus, rapportati alla popolazione o i deceduti rapportati ai contagiati, appaiono irrisori.

Ci sono situazioni in molte Nazioni del Mondo che sfuggono alla nostra conoscenza perché non salgono alla cronaca dei giornali in quanto lontane ma soprattutto perché prive di interesse economico-mediatico per gli italiani, ma nelle “vicine” Libia, Siria e Yemen la pandemia è un problema minore rispetto alle guerre in corso che causano molti più decessi a causa di bombe, fame e torture. Di conseguenza i numeri del Coronavirus in questi Stati sono indubbiamente non attendibili. Aggiungerei che quelle guerre sono indiretta causa di parte del maggior numero di decessi in Lombardia dove non potevano essere fermate le produzioni in aziende strategiche per la nostra nazione: la vendita di armi agli stati in guerra.

Altra possibilità, come è verificabile dall’esiguo numero di tamponi effettuati, è il mancato conteggio dei casi effettivi in quasi tutto il continente africano e gran parte dell’America Latina e dell’Asia.

Leggendo il numero di casi in rapporto alla popolazione le analisi lascerebbero pochi dubbi sul fatto che non ci sia omogeneità nel metodo di conteggio sia dei contagiati, sia del numero di morti e sia del numero di guariti che in qualche Nazione hanno un andamento eccessivamente rapido.

So che la lettura di numeri per molti sia tediosa ma dai numeri si leggono molte realtà collettive e fanno capire come si evolve non solo la pandemia da Coronavirus ma la complessa mentalità di questo nostro Mondo.

Il prossimo aggiornamento non lo farò al raggiungimento dei 20 milioni di casi, sarebbe a meno di un paio di mesi da oggi, ma al raggiungimento del primo milione di decessi.

Il diritto alla disconnessione — Lo Spiegone

In questi ultimi anni, la tecnologia ha portato a numerosi cambiamenti nella vita degli individui: la quotidianità è diventata più frenetica, rispondendo a un mondo sempre più complesso e interconnesso. 1.082 altre parole

Il diritto alla disconnessione — Lo Spiegone

Fumo e impatto ambientale – OggiScienza

Fumare non fa solo male alla salute, ma ha anche un forte impatto sull’ambiente. E siccome l’inquinamento ambientale ha, a sua volta, un impatto …

Fumo e impatto ambientale

Parlami di diritti umani: il diritto alla verità in Italia — Lo Spiegone

di Chiara Graldi.

Abbiamo parlato del processo che ha portato alla formulazione e allo sviluppo del diritto alla verità presso le Nazioni Unite e, successivamente, nei sistemi sovranazionali di protezione dei diritti umani. Più complicato è stato il recepimento della normativa sovranazionale e internazionale negli ordinamenti dei singoli Stati. In Italia il diritto alla verità ha…

Parlami di diritti umani: il diritto alla verità in Italia — Lo Spiegone

Strage di Capaci

Come siciliano, mi porto dappresso due diverse etichette affibbiate con una certa leggerezza dalle persone che incontro nella mia quotidianità. La prima è terrone che ha sicuramente origini dispregiative ma che nel corso degli anni si è evoluta in significato meno offensivo fino ad arrivare ad un epiteto di tipo goliardico, non per questo meno fastidioso. La seconda è mafioso. Questo termine non può essere ricevuto con la stessa leggerezza del primo. Bisogna aver visto cosa è la mafia, bisogna aver vissuto le aberrazioni a cui conduce un tessuto sociale pervaso dalla mafia per capire che non può esserci ironia nell’etichettare una persona come mafiosa e meno ancora se lo si fa esclusivamente per le sue origini. Significando quindi che tutti i siciliani sarebbero mafiosi.

Per i siciliani onesti, e non sono pochi anzi sono una significativa maggioranza, è un’offesa grandissima definirli mafiosi. Si offende la dignità personale, la dignità sociale e storico-culturale di un’intera popolazione e la dignità di tutti coloro che ogni giorno lottano per modificare il modo di pensare contaminato dalla mafia.

Vivevo in Veneto già da qualche anno quando la notizia della strage, il pomeriggio di quel fatidico 23 maggio 1992, è arrivata dirompendo la vita quotidiana di tutti, pure a queste latitudini. Ci si era reso conto che l’attacco ricevuto dallo Stato era stato diretto, forte e fatto apposta per coinvolgere l’intera Nazione.

Da quel momento la mafia non era più un problema dei soli siciliani. Tutti si aspettavano un attentato a Falcone ma nessuno avrebbe immaginato l’attacco in pieno stile terroristico con un forte impatto emotivo sull’intera popolazione italiana. La meticolosa preparazione di tipo militare, studiata nei dettagli e destinata a creare il maggior danno possibile era sproporzionata al solo scopo di eliminare il magistrato. Serviva per mettere lo Stato con le spalle al muro.

“Tu Stato, pensi di essere forte ma io posso essere più forte di te. Tu Stato, ti fidi della lealtà dei tuoi uomini, ma io riesco a ricattarli, a costringerli a tradire il giuramento prestato. Tu Stato, pensi di riuscire a proteggere quel rompiscatole di Giudice e la sua famiglia, imprigionandolo in quell’isolotto lontano ma io so che prima o poi deve tornare in Sicilia e so anche quando lo farà, me lo dicono i Tuoi uomini. Tu Stato pensi che sia difficile sparargli un solo colpo di pistola in testa? ma a me serve farti capire che io sono più forte di Te, devo umiliarti davanti al Mondo. Devo farti sentire un verme perchè non sei in grado di proteggere un tuo uomo, la sua famiglia, e la sua scorta. Io aggiungo disperazione al dolore, umiliazione all’indignazione e Ti farò sentire nudo ed inerme come un bambino.”

Immagino così il ragionamento fatto dal/i mandante/i e immagino che anche a Roma più di qualche politico si sia sentito sollevato dall’eliminazione di un problema. Dalla definitiva sparizione di chi si era messo in testa di voler conoscere tutti gli intrecci di relazioni tra mafiosi e politici.

Recentemente sono passato da Capaci e ho visto quelle grandi stele rosse, una per carreggiata, erette per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Servillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sono ingombranti, sono assolutamente fuori contesto nel panorama complessivo, tanto che qualcuno dice che siano brutte ma sono state fatte apposta così perchè ingombrante era Falcone ed il suo pool di magistrati antimafia mentre brutta e distorsiva della bellezza e della storia della Sicilia è la mafia.

Le condizioni sociali in Sicilia non sono certamente ideali. Il popolo vive nella consapevolezza che c’è sempre un “signorotto” che pretende gli venga chiesto per favore ciò che dovrebbe spettare di diritto ad ogni cittadino: lavoro, sicurezza, giustizia, salute e istruzione. Mentre qualcuno si piega a queste pretese, molti combattono la loro battaglia privata, spesso soli ma più frequentemente con le istituzioni oppure tramite una delle tante associazioni antimafia. Per combattere la mafia non servono tante armi, è sufficiente sottrarre giovani all’ignoranza, all’incuria e alla disoccupazione, creare spazi di aggregazione organizzata ed insegnare il rispetto per il proprio territorio, l’ambiente, lo Stato e le leggi. E molti siciliani sono seriamente impegnati in questa guerra senza quartiere e ottengono più risultati di quanto non venga comunemente mostrato.

Non dite mai ad un siciliano che è un mafioso. I siciliani veri odiano la mafia.

DM