Incontro culturale: Gli egizi. Di Paolo Castellani

Gli incontri del Venerdì organizzati dal gruppo culturale “Lucia Boaretto” continuano a stupire con le novità proposte. Dopo la positiva esperienza fatta lo scorso anno con la storia del medioevo presentata dal dott. Franco Giacometti, quest’anno a fianco di professionisti della scrittura e della divulgazione culturale, viene proposta la scoperta dei talenti di comuni cittadini, appassionati di specifiche materie, che si offrono di mettere a servizio della comunità culturale le proprie conoscenze.

Venerdì scorso è stato il momento di Paolo Castellani, un pensionato con la passione del popolo egizio.

Castellani ha iniziato la propria esposizione puntualizzando che lui è un dilettante e spiegando la doppia accezione del termine in quanto lui si interessa alla storia e alla cultura egiziana per proprio diletto, senza velleità promozionali di se stesso quale esperto o profondo conoscitore della materia; lui ha semplicemente visitato i luoghi e ne è rimasto affascinato tanto da fargli nascere il desiderio di studiare, documentarsi e raccogliere immagini riguardanti il popolo egizio. La seconda accezione di dilettante è quella che comunemente viene vista in maniera negativa e contrapposta al professionista. Anche questa secondo me è invece un pregio perché la personale ricerca storico-geografica-culturale viene messa a disposizione delle persone con umiltà, senza sagacia e nella consapevolezza di non essere esaustivo o di non poter rispondere a tutte le eventuali domande che dovessero venire dal pubblico, e nonostante questo, mettersi in gioco, al solo scopo di condividere con gli altri il frutto del proprio studio e delle proprie conoscenze.

Questa premessa di Castellani è stata utile per perdonare le sue carenze comunicative dovute all’emozione, alla limitata tecnica microfonica (cosa che lo accomuna a molti altri divulgatori ben più navigati), il non perfetto allineamento tra gli argomenti trattati e le immagini proposte tramite videoproiettore e la carente gestione del tempo che lo ha costretto a fare salti espositivi e tagli verticali quando si era reso conto che aveva sforato rispetto alla finestra oraria assegnata.

Ma sembra che io voglia parlare solo delle cose che non sono andate bene, invece è proprio il contrario. Voglio evidenziare come dalle parole e dalle immagini proposte, molte delle quali riprese personalmente da Castellani in terra egiziana, un cosiddetto dilettante sia riuscito a far immergere gli ascoltatori nel mondo di un popolo ancora parzialmente misterioso che aveva nel culto della morte e della rinascita gran parte del proprio credo religioso.

Durante questa immersione abbiamo scoperto alcuni metodi di lettura dei geroglifici, abbiamo conosciuto parte del loro alfabeto e le similitudini con caratteri e parole di altre civiltà antiche dell’area della mesopotania facendoci intuire l’ampiezza degli scambi economici e culturali già presenti in epoche molto remote e inimmaginabili con i mezzi di trasporto e le tecnologie del tempo.

Abbiamo ripassato le conoscenze scolastiche riguardanti la geografia dell’antico Egitto, del corso del Nilo e ricordato che le benefiche inondazioni fertilizzavano il rigoglioso delta del principale fiume africano. Abbiamo visto le piramidi ossia le opere architettoniche che da secoli affascinano l’umanità con la loro imponente maestosità. Abbiamo scoperto, o forse solo ricontestualizzato una verità scomoda, che la ricchezza di reperti nei musei pubblici e privati europei e mondiali non sono frutto di accordi ma in massima parte sono il risultato di un furto continuo e prolungato perpetrato dai ricercatori e collezionisti privati che hanno depredato l’Egitto della propria ricchezza archeologica.

Molte altre informazioni stavano per essere fornite da Castellani ma lo scorrere del tempo ha imposto un necessario taglio da parte di Michela Bottaro, curatrice della rassegna e presidente del gruppo culturale.

Partecipare a questi incontri è un rifornirsi ogni volta di boccate di ossigeno per rivitalizzare il pensiero, spingere alla curiosità e stimolare il dialogo costruttivo tra gli spettatori. Ma anche far emergere importanti conoscenze che altrimenti resterebbero solo nell’ambito privato o della ristretta cerchia di amicizie, come ha fatto per il suo e per il nostro diletto Paolo Castellani.

Demis Caccin – Gli specchi di Dionisio

Opera prima di questo novello autore che sicuramente riuscirà a catturare l’attenzione di molti lettori, Gli specchi di Dionisio è una racolta di racconti che ad una prima lettura lasciano disarmati. Da un lato lo stile letterario ben costruito, con una raffinata ricerca del lessico, che danno l’impressione di leggere un testo di autori classici, dall’altro gli argomenti trattati che non sono di immediata comprensione e che attingono molto da un mondo onirico in cui la realtà non è perfettamente distinguibile dalla fantasia del sogno o delle proiezioni create dalle personali paure.

I racconti, seppure separati ed indipendenti l’uno dall’altro, sono diligentemente raccolti in una cronologia che va dal periodo preistorico in cui i protagonisti vivono nelle caverne, ai giorni nostri in cui l’uomo è immerso nelle continue contraddizioni della nostra modernità. Se vogliamo trovare un comune filo conduttore nei diversi racconti possiamo dire che questo sia la ricerca della conoscenza. Conoscenza del sè, delle reali potenzialità della mente umana, della taumaturgia e dello sciamanismo col fine ultimo della cura.

In nessuno dei racconti la conoscenza o l’erudizione nasce da sè, improvvisamente, ma necessita del ricorso all’ascolto di maestri, saggi, alchimisti, sacerdoti di dottrine religiose o dottrine sociali elevate a dogmi dalla fede dei proseliti. Ai maestri non è possibile trasgredire, pena l’isolamento o la morte. Solo chi ha la pazienza di ascoltare e mettere in pratica a lungo gli insegnamenti può verificare il proprio stato di illunìminazione attraverso alcune prove di iniziazione che portano a diventare a propria volta maestri o semplicemente prendere atto della propria maturità per vivere in maniera cosciente, lenire i dolori del fisico e della psiche a vantaggio delle persone non illuminate del proprio villaggio o cerchia sociale. Si può arrivare a insinuare il dubbio in persone che vivono da anni seguendo la propria prassi religiosa forse non sorretta da una adeguata fede, anche se il costo è quello della propria vita, persa senza rimpianti perché con la convinzione di seguire la propria giusta via.

Credo che l’autore voglia spingere il lettore ad elevare il proprio pensiero e la propria curiosità consigliandogli di non soffermarsi solo sulle cose oggettive, materiali ma di chiedersi se ci sia una dimensione più spirituale da scandagliare. Non dà soluzioni, non suggerisce una religione piuttosto che un’altra ma richiama fortemente l’attenzione alla dimensione trascendentale che da sempre è stata presente nella nostra umanità ma che la materialità del nostro secolo ha fatto passare non solo in secondo piano ma addirittura additata come risibile.

Non è una lettura facile, non è per chi vuole dilettarsi con qualcosa di leggero o che dia sicurezze, bensì è una lettura che attraverso racconti simili a favole gotiche stimola e spinge alla ricerca. Buona ricerca a chi avrà il piacere di incontrare questo libro sul proprio cammino.

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