La cancelliera Merkel vuole usare sua leadership a favore degli europei. Le priorità del semestre sono quello di cui necessita l’Europa

Le priorità della presidenza tedesca del semestre europeo “corrispondono a quello che oggi in Europa è assolutamente necessario”. Lo dice il …

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Passaporti e visti d’oro: come ti compro la cittadinanza europea  — Lo Spiegone

di Fiorella Spizzuoco Nel comunicato stampa del 23 gennaio 2019, la Commissione europea parlava per la prima volta dei programmi di soggiorno e cittadinanza che alcuni Stati europei hanno adottato nel corso degli anni per attrarre ricchi investitori. Chiarendo i dettagli e le differenze esistenti tra i due programmi, la Commissione esprimeva la propria preoccupazione […]

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La disinformazione sul coronavirus: responsabili e iniziative europee

La Commissione europea, assieme all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno presentato…

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La guerra cibernetica di Mosca: il conflitto con l’Ucraina — Lo spiegone

di Kevin Carboni e Maria Chiara FranceschelliSiamo giunti al terzo appuntamento del nostro ciclo sulla guerra cibernetica di Mosca. Dopo averne analizzato le strategie ed esserci soffermati sugli attacchi contro Estonia e Georgia, approfondiremo il terreno di scontro cibernetico fra Mosca e Kiev.Il conflitto in Ucraina è stato definito come “guerra ibrida”. Caratteristica principale della guerra…

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Vicini ma lontani: l’hate speech non è libertà di espressione

La libertà di espressione e di pensiero è una delle maggiori ricchezze di cui la società moderne deve prendersi cura. Tra le forme che può assumere …

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Servizio europeo per l’azione esterna: cos’è e come funziona — Lo Spiegone

di Anna BarattaUna delle innovazioni più importanti introdotte dal Trattato di Lisbona, entrato in vigore nel 2009, è stata la creazione di un Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE, in inglese European External Action Service – EEAS). Svolgendo di fatto le funzioni di un ministero degli Esteri dell’Unione europea, il SEAE ne coordina la Politica…

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Omaggio al Teatro

14 maggio 1947, nasceva il Piccolo Teatro di Milano per volontà di Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi.

Ricordare oggi il Teatro, non solo il Piccolo ma tutti i teatri e di tutti i generi, ha una valenza enorme per un settore duramente colpito dall’emergenza Coronavirus e per il quale la data di ripresa è molto incerta e sicuramente andrà oltre il termine di quest’anno solare (per gli scaramantici, che abbondano nell’ambito teatrale, ricordo che questo è un anno bisestile). Attori, registi, maestranze, orchestre, cantanti e tutte le persone che orbitano nel variegato mondo dello spettacolo si trovano ad affrontare una durissima crisi che inciderà anche dopo la riapertura dei teatri.

Il Piccolo, di cui oggi si festeggia il 73° anno dalla fondazione, fu il primo teatro pubblico italiano, di quelli poi detti “stabili” per distinguerli dai teatri itineranti. Nel suo programma c’era l’intenzione di essere un teatro d’arte, cioè di non inseguire solo l’immediato successo del pubblico ma di privilegiare un teatro artistico, pur meno remunerativo, e di orientarsi a tutto il pubblico anche dei ceti medi, con una politica di prezzi bassi. Grassi sosteneva infatti che la massa non andava a teatro per motivi economici e non per mancanza di desiderio o di cultura.

Senza entrare nelle varie peripezie storiche ed artistiche del Piccolo, legate agli eventi sociali attraversati dall’Italia, vale la pena ricordare che il Piccolo ha moltiplicato le sue sedi fino alle attuali 3: Teatro Grassi in via Rovello (prima e storica sede nel palazzo Carmagnola), Teatro Studio in via Rivoli e Teatro Strehler in largo Greppi. Negli anni ’60 il Piccolo aveva raggiunto le periferie portando le rappresentazioni in un teatro tenda.

La definizione di Teatro d’Europa viene data al Piccolo nel 1991 per la sua profonda vocazione europeista ma solo nel 2017 viene confermata ufficialmente tramite DM 332 del 27 luglio.

L’interesse del Piccolo a creare e diffondere cultura teatrale si manifesta anche con la nascita, nel 1987 di una Scuola di Teatro, intitolata a Ronconi, che ha formato decine di grandi artisti.

Io sono legato al Teatro per varie motivazioni. Ho seguito un corso teatrale con l’associazione “Adesso viene il Bello” di Beatrice Bello e nei 5 anni di corso ho capito quanto il teatro sia un messaggero di cultura, di formazione umana e sociale e quanto sia in grado di far lavorare la parte emotiva del nostro cervello. Nella foto, il saggio di fine corso 2016 con una delle mie migliori interpretazioni.

Da ragazzo seguivo con molto interesse l’Opera Lirica nell’imponente Teatro Massimo Bellini di Catania. La lirica aggiunge alla tipica rappresentazione teatrale la magia della musica e la difficoltà del canto lirico. L’emozione che riesce a trasmettere è enorme.

Qualunque sia il tipo, evviva sempre il Teatro che vive di passione e trasmette passione. Non lasciamolo morire.

EUROPA

Oggi viene ufficialmente ricordato il 70° anniversario della lettura a Parigi della “dichiarazione Schuman”. Era il 09 maggio 1950, alle ore 16.00 quando l’allora ministro degli esteri del governo francese, Robert Schuman, leggeva la dichiarazione politica, in cui per la prima volta compariva il concetto di Europa quale unione economica e piedistallo per la futura integrazione politica dei maggiori Stati europei.

Dire che l’Europa sia nata in questa data è forse azzardato ma si sa, noi genere umano abbiamo bisogno di segnali, di eventi per ricordare, per dare senso e continuità a progetti e tradizioni.

L’idea dell’unione Europea era già stata considerata ma era stata vista come egemonia politica di uno Stato su tutti gli altri. Senza scomodare gli antichi romani, pensiamo all’impero austriaco, all’impero di Napoleone per finire nel folle progetto hitleriano. La grossa novità sta nel considerare l’Europa come unione di popoli con interessi comuni, primo tra tutti quello della prosperità economica attraverso una pace duratura tra gli Stati e la cooperazione per ridurre gli ostacoli agli scambi commerciali.

E’ innegabile che il traguardo finale di un processo di integrazione dovrebbe essere l’unione politica, quindi l’eliminazione dei confini tra gli Stati e della stessa idea di Nazione così come la conosciamo noi. Gli stati avrebbero autonomia amministrativa e legislativa per temi di interesse locale lasciando allo Stato unitario la gestione della politica monetaria, della politica Estera e della Difesa.

Questo scenario evoca da un lato l’immagine di uno Stato forte nello scacchiere internazionale dove i maggiori competitori sono gli USA, la Cina, la Russia e l’India ed in cui sbracciano per aver un posto al sole Stati molto popolosi e militarmente sviluppati, più che economicamente: Pakistan, Iran, Giappone, Korea del nord e Turchia. Dall’altro il rischio di perdita di adesione morale al senso dello Stato per mancanza di identificazione nel nuovo soggetto e riduzione ad un affetto campanilistico per i vecchi stati nazionali. In particolare, quest’ultima preoccupazione è il maggior freno al processo di integrazione e motore per la rinascita di vecchie velleità nazionalistiche.

Eppure la moderna idea di Europa nasce proprio in uno dei momenti più bui per la storia europea: durante la seconda guerra mondiale nell’esilio forzato al confino sull’isola di Ventotene di personaggi scomodi perché considerati comunisti, anarchici o socialisti. In quel contesto, gli intellettuali Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi diedero origine al Manifesto diviso in 3 capitoli (dopo la riedizione a cura di Eugenio Coloni) in cui si esponeva la crisi della civiltà moderna (cap. 1) i compiti per il dopoguerra: l’unità europea (cap. 2) e la riforma della società (cap. 3).

Probabilmente oggi avremmo bisogno di rivedere le motivazioni che hanno portato alla realizzazione di parte del progetto europeista. Avremmo bisogno di intellettuali che ci parlino di Europa, visto che i politici non ne sono capaci. Abbiamo la necessità di dare nuovo vigore alla spinta europeista e completare la fase di unione economica quale predisposizione necessaria per realizzare l’unione politica.