Salvare Venezia. Racconto – Cap. 5 di 5

MORO

Adesso sono molto vecchio, non riesco più a muovermi autonomamente e devo avvalermi di questo esoscheletro che mi fa camminare quasi senza dolori. La testa fortunatamente funziona ancora abbastanza bene anche se non tanto quanto vorrei per tenere in mano le redini del progetto che si accinge ad arrivare alla sua inaugurazione. Devo piegarmi spesso alle più veloci deduzioni dei nuovi architetti e ingegneri rampanti. Tra le cose che mi rimproverano, quella di non aver mai voluto trovare un nome all’involucro e aver dato modo ai politici di battezzarlo Muraglia Ondulare Regolatrice Oceanografica per trasformarlo nella sigla MORO e far rivivere così il mito del Moro di Venezia mentre i veneziani lo chiamano in maniera simpatica ed affettuosa “ea luganega de vero” per la forma degli involucri che visti dall’alto sembrano proprio tre salsicciotti più o meno omogenei di vetro brillante.

Dentro i salsicciotti la vita è tornata a scorrere naturale. Non si può dire che non si notino, però la loro trasparenza e la cura nella forma architettonica dei supporti all’interno, li rendono facilmente accettabili. Sono stati costruiti venti alberghi a forma di torre, la maggior parte in laguna e raggiungibili solo in barca, cinque sulla terraferma a Sottomarina, Pellestrina, Lido, Sant’Erasmo e Cavallino. Perfettamente rotondi ed alti circa 120 metri che celano al loro interno una robusta anima in acciaio su cui poggiano le travi di sostegno al cosiddetto reticolato minore, quello che supporta la curvatura della volta. Alla fine, anche la popolazione umana si è adeguata, rassegnata, arresa, a seconda del proprio livello di tolleranza e dopo aver superato le ritrosie dovute alla resistenza al cambiamento. Gli uccelli proliferano in questa mega serra lagunare dalla quale possono sempre entrare ed uscire a piacimento attraverso le generose aperture poste su più punti ad altezze diverse. La laguna aveva avuto un contraccolpo iniziale, soprattutto per lo stravolgimento dei lavori in corso ma i pesci e le specie vegetali si sono ambientate più velocemente di quanto non fosse normale pensare. Non era un caso. C’erano stati anni di studi e di impegno di tutto il mio staff in collaborazione con decine di istituzioni pubbliche e private e con le varie associazioni naturalistiche e di volontariato per la protezione ed il ripopolamento dell’ambiente marino.

Nonostante la parziale chiusura dell’involucro, l’aria a Venezia è molto pulita e respirabile. Dall’involucro esterno viene prelevata l’aria più pura, quella in quota, immagazzinata nell’intercapedine, filtrata e trattata con ioni, riscaldata o raffreddata a seconda della stagione attraverso scambiatori di calore ad energia solare e reimmessa in circolo negli strati più bassi riducendo in maniera considerevole le necessità di riscaldamento e condizionamento nelle abitazioni private, nei locali pubblici e negli uffici con enorme risparmio economico ma soprattutto con ridotto impatto ambientale. La pioggia artificiale, tratta dagli strati umidi di aria opportunamente condensata e fatta precipitare uniformemente secondo calendari e orari ben stabiliti per evitare carenza e sovrabbondanza, aiuta gli uomini a pensare di essere in un ambiente naturale e aperto piuttosto che in un ambiente segregato. La struttura a doppio involucro presenta superfici esterne molto inclinate nella parte sommitale per dissipare velocemente eventuali precipitazioni nevose, per avere un angolo di impatto con la grandine molto basso, per scongiurare rotture e per consentire alle superfici vetrate dell’involucro interno di catturare meglio la luce del sole con i pannelli fotovoltaici trasparenti brevettati proprio da un gruppo di studio dell’Università di Venezia da dove ho reclutato il mio team di esperti di materiali fotovoltaici. L’aria non è immobile ma spinta in maniera naturale dalle molteplici aperture per gli uccelli. Sono come dei boccaporti all’interno della struttura. Nel Moro centrale una ventilazione aggiuntiva è garantita dall’apertura molto ampia per i decolli e atterraggi dal Lido.

L’eliminazione dei vaporetti a gasolio sostituiti da quelli a trazione elettrica, e la riduzione di altre fonti di inquinamento da energia fossile, ha contribuito a mantenere ed anzi migliorare la qualità dell’aria. Qualche inconveniente è dato dall’ombra proiettata sulla città e su tutte le zone all’interno dei salsicciotti, dal reticolo metallico per il sostegno delle pesanti e spesse pareti di vetro.

Dall’incrocio degli anelli orizzontali, di uguale altezza, e le travi verticali vengono formati ampi rettangoli a loro volta suddivisi in due triangoli isosceli con la basi affiancate e le punte orientate verso l’alto ed un triangolo capovolto con la base che occupa lo spazio lasciato libero tra le due punte dei triangoli precedenti. I triangoli rettangoli che vengono a formarsi, per completare la figura rettangolare, sono occupati in maniera saltuaria, ma non casuale, dai condizionatori d’aria, dai condensatori di umidità, dagli accumulatori di energia fotovoltaica e statica procurata dallo strofinio del vento, e dalle riserve di acqua.

I tre salsicciotti sono molto simili nella parte vicino al mare e si differenziano parecchio l’uno dall’altro in funzione dell’orografia dell’entroterra. Io li avrei chiamati tranquillamente involucro 1, 2 e 3 ed invece ci sono i tre Mori. Il “Moro di Chioggia” parte dalla foce del Brenta, comprende la spiaggia di Sottomarina e l’isola di Pellestrina. Con i suoi 18 km longitudinali, è il più lungo, ma il più sottile poiché l’unico tratto largo, circa 5,5 KM, è quello per coprire l’intera città di Chioggia, il resto, tranne in qualche punto, si estende per una larghezza massima di poco inferiore al chilometro. Il “Moro di Venezia” comprende il Lido, Venezia, Le Vignole e Murano. Ha una forma vagamente fallica dovendo coprire un’ampiezza di circa 13 km in prossimità della porta Lido per il passaggio delle navi, per poi stringersi a 7,5 km nel tratto sopra Venezia, affinarsi fino alla larghezza di 1,5 km e poi riallargarsi a 3,2 Km per coprire la porta di Malomocco. Il “Moro del Cavallino” lungo 14 Km e largo 8,5 nella sua massima estensione per comprendere le isole di Burano e Trocello, si estende da Punta Sabbioni alle foci del Sile. Sembrava il più semplice da realizzare ma la fragilità del terreno e l’evoluzione dell’erosione marina che aveva invaso molti chilometri di entroterra, aveva reso più difficile stabilire i punti di ancoraggio delle pareti ad ovest e nord.

Finalmente, dopo anni di crisi, i gestori delle spiagge sono tornati a sorridere. Da Sottomarina alla foce del Sile, oltre settantacinque metri di spiaggia con circa trecento metri di mare libero, pulito e con moto ondoso controllato, prima di incontrare le paratie in vetro e metallo che sigillano l’ambiente protetto. Per chi ha voglia di mare aperto basta recarsi in prossimità dei molti canali di uscita ed aspettare il proprio turno entro le paratie. A protezione dalla forza delle onde, in caso di mare molto agitato, per tutta la lunghezza dei salsicciotti, a circa 25 metri di distanza dalle pareti esterne, ci sono larghe muraglie, con frequenti archi per lo scambio delle acque e per il passaggio dei diportisti. Le muraglie sono sfalsate tra di loro per il passaggio di grandi imbarcazioni ed infine presentano aperture più ampie in corrispondenza delle entrate in laguna, per le grandi navi. Le muraglie sono alte più di quindici metri e fanno da base alla fila ordinata di pale eoliche. In alcuni tratti tra le muraglie e l’involucro ci sono strutture simili ai piloni di Isola verde per recuperare l’energia dalle onde e dalle maree.

Temevo che non sarei mai riuscito a vedere questa meraviglia. Ho messo sotto vetro Venezia e con lei Chioggia e quasi un terzo della laguna. A molti non piace, però ho garantito ai posteri la possibilità di vedere la stessa bellezza di cui noi e le generazioni precedenti abbiamo goduto per oltre un millennio. Con mio sommo dolore, non sono riuscito ad includere nel progetto anche la spiaggia di Isola Verde. Mi consolo pensando che al momento ha le sue Rotonde felici (ne sono state realizzate altre quattro negli ultimi anni, non appena fu scoperto che quella spiaggia sarebbe rimasta fuori dagli involucri) e che, se qualcuno vorrà finanziare la chiusura di altri litorali di costa, basterà fare gli studi tecnici dell’ambiente ma il modello della struttura è ampiamente esportabile. Difatti, il mio studio, o meglio lo studio che porta il mio nome ma gestito dalle giovani mani di nuovi architetti emergenti, ha avviato da un paio d’anni la costruzione degli involucri nel golfo di Trieste da Muggia a Monfalcone e anche un tratto della riviera romagnola. Non passeranno molti anni che tutta la costa verrà sigillata. Speriamo che sia sufficiente a salvare città e popolazioni.

Un pensiero riguardo “Salvare Venezia. Racconto – Cap. 5 di 5

  1. Storia davvero interessante. Mi ha incuriosita molto questa invezione da te descritta. L’ambientazione poi, la bellissima Venezia, rende le immagini nella mia mente ancor più piacevoli. Leggerò il seguito, riprendendo con attenzione anche i primi capitoli.😊

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