Come riaprire le scuole in (relativa) sicurezza — OggiScienza

Tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, più di un miliardo e mezzo di alunni e studenti (oltre il 90% del totale a livello mondiale) sono stati costretti a restare a casa da scuola per la pandemia di COVID-19. Secondo le rilevazioni dell’UNESCO, ancora oggi un miliardo di bambini e adolescenti attendono di […]

Come riaprire le scuole in (relativa) sicurezza — OggiScienza

Coronavirus: la folle corsa.

Eccoci arrivati a 10 milioni di casi.

Come avevo già scritto nell’articolo del 20 maggio, i conti relativi alla propagazione di questa pandemia da Coronavirus, non tornano, però è giusto affidarsi agli unici indicatori ufficiali disponibili.

Nel mondo, si è passati dai 5 milioni di contagiati nel lasso di tempo relativamente breve di 120 giorni (dal 22 gennaio al 20 maggio) al raddoppio in appena 39 giorni (dal 21 maggio ad oggi), ossia in un terzo del tempo. La logica di questa accelerazione sta sicuramente nella maggiore diffusione del contagio, trasformatosi da fenomeno regionale a emergenza planetaria. Percorrendo i meandri delle serie numeriche, si notano però alcune discontinuità di comportamento della diffusione rispetto a quanto atteso.

Si è molto discusso, in particolare, della volontà di alcune Nazioni di conteggiare solo le morti accertate a causa del Coronavirus, cioè conteggiare i deceduti “per” ed escludere i deceduti “con” Coronavirus ma che avevano patologie pregresse gravi e che, a parere dei medici, sarebbero comunque morti nel giro di qualche mese/anno. Ma dato che si parla di eventualità ipotetiche sulla durata in vita delle persone affette da tali patologie, mi viene da dire che se non ci fosse stato il Coronavirus, oggi, ad appena 6 mesi dall’inizio della pandemia, qualcuna di quelle persone potrebbe essere ancora viva sebbene non conteggiata nella triste statistica delle morti causate dal virus.

Il diffondersi di questa pratica fa ridurre enormemente il numero dei deceduti rispetto agli infettati (vedere il confronto dei due grafici a barre) portando la percentuale dei decessi rispetto al numero di casi chiusi all’ 8%. Secondo una stima che avevo fatto qualche settimana fa, tale percentuale si sarebbe dovuta ridurre al 4,5-5% al termine della pandemia. Se invece proseguirà l’andamento che stanno assumendo i grafici in questi giorni, alla fine la percentuale sarà intorno al consolatorio ma irreale 2%.

In quest’ultima serie numerica, tratta da una statistica che aggiorno quotidianamente leggendo il sito www.worldometers.info, sono visibili le percentuali di incidenza dei decessi totali sul numero totale dei casi, suddivisi per area geografica e, nell’ultima colonna, quella mondiale.

Nel gruppo colonne “Stop”, il numero di Nazioni che hanno sconfitto il Coronavirus: “green” senza decessi, “grey” con decessi. Tra queste ultime, da ieri rientra finalmente la Repubblica di San Marino che è la Nazione al Mondo col maggior numero di decessi rispetto la popolazione.

Tornando all’argomento, la mia preoccupazione è che questo minor valore percentuale non sia dovuto ad una ridotta virulenza del virus, come decantato da più parti, ma solo effetto del diverso metodo di conteggio.

Torniamo a vedere la distribuzione mondiale e, volendo sorvolare sugli improbabili casi degli unici due Stati con popolazione relativamente alta, Turkmenistan (6M) e Corea del nord (51M) che conteggiano “ZERO” casi, la diffusione appare comunque molto eterogenea.

I complottisti di fazioni avverse sostengono, a seconda di come gira il vento, che i numeri dei casi e dei deceduti in nazioni come Italia, Spagna, USA, Brasile, ecc. siano volontariamente gonfiati al solo scopo di terrorizzare l’opinione pubblica per far guadagnare le case farmaceutiche con la vendita di vaccini o cure inutili perché “è solo una normale influenza”, oppure, sul versante opposto, necessità politico-economico-militari impongano di nascondere la reale gravità della situazione per non mostrarsi deboli agli occhi delle potenze avversarie. Tra queste ultime possiamo contare, oltre alle citate Turkmenistan e Corea del Nord, nazioni come Cina, Mongolia, Russia, Libia, Siria, Yemen e molti stati africani, in cui i contagiati da virus, rapportati alla popolazione o i deceduti rapportati ai contagiati, appaiono irrisori.

Ci sono situazioni in molte Nazioni del Mondo che sfuggono alla nostra conoscenza perché non salgono alla cronaca dei giornali in quanto lontane ma soprattutto perché prive di interesse economico-mediatico per gli italiani, ma nelle “vicine” Libia, Siria e Yemen la pandemia è un problema minore rispetto alle guerre in corso che causano molti più decessi a causa di bombe, fame e torture. Di conseguenza i numeri del Coronavirus in questi Stati sono indubbiamente non attendibili. Aggiungerei che quelle guerre sono indiretta causa di parte del maggior numero di decessi in Lombardia dove non potevano essere fermate le produzioni in aziende strategiche per la nostra nazione: la vendita di armi agli stati in guerra.

Altra possibilità, come è verificabile dall’esiguo numero di tamponi effettuati, è il mancato conteggio dei casi effettivi in quasi tutto il continente africano e gran parte dell’America Latina e dell’Asia.

Leggendo il numero di casi in rapporto alla popolazione le analisi lascerebbero pochi dubbi sul fatto che non ci sia omogeneità nel metodo di conteggio sia dei contagiati, sia del numero di morti e sia del numero di guariti che in qualche Nazione hanno un andamento eccessivamente rapido.

So che la lettura di numeri per molti sia tediosa ma dai numeri si leggono molte realtà collettive e fanno capire come si evolve non solo la pandemia da Coronavirus ma la complessa mentalità di questo nostro Mondo.

Il prossimo aggiornamento non lo farò al raggiungimento dei 20 milioni di casi, sarebbe a meno di un paio di mesi da oggi, ma al raggiungimento del primo milione di decessi.

Il diritto alla disconnessione — Lo Spiegone

In questi ultimi anni, la tecnologia ha portato a numerosi cambiamenti nella vita degli individui: la quotidianità è diventata più frenetica, rispondendo a un mondo sempre più complesso e interconnesso. 1.082 altre parole

Il diritto alla disconnessione — Lo Spiegone

Parlami di diritti umani: il diritto alla verità in Italia — Lo Spiegone

di Chiara Graldi.

Abbiamo parlato del processo che ha portato alla formulazione e allo sviluppo del diritto alla verità presso le Nazioni Unite e, successivamente, nei sistemi sovranazionali di protezione dei diritti umani. Più complicato è stato il recepimento della normativa sovranazionale e internazionale negli ordinamenti dei singoli Stati. In Italia il diritto alla verità ha…

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Strage di Capaci

Come siciliano, mi porto dappresso due diverse etichette affibbiate con una certa leggerezza dalle persone che incontro nella mia quotidianità. La prima è terrone che ha sicuramente origini dispregiative ma che nel corso degli anni si è evoluta in significato meno offensivo fino ad arrivare ad un epiteto di tipo goliardico, non per questo meno fastidioso. La seconda è mafioso. Questo termine non può essere ricevuto con la stessa leggerezza del primo. Bisogna aver visto cosa è la mafia, bisogna aver vissuto le aberrazioni a cui conduce un tessuto sociale pervaso dalla mafia per capire che non può esserci ironia nell’etichettare una persona come mafiosa e meno ancora se lo si fa esclusivamente per le sue origini. Significando quindi che tutti i siciliani sarebbero mafiosi.

Per i siciliani onesti, e non sono pochi anzi sono una significativa maggioranza, è un’offesa grandissima definirli mafiosi. Si offende la dignità personale, la dignità sociale e storico-culturale di un’intera popolazione e la dignità di tutti coloro che ogni giorno lottano per modificare il modo di pensare contaminato dalla mafia.

Vivevo in Veneto già da qualche anno quando la notizia della strage, il pomeriggio di quel fatidico 23 maggio 1992, è arrivata dirompendo la vita quotidiana di tutti, pure a queste latitudini. Ci si era reso conto che l’attacco ricevuto dallo Stato era stato diretto, forte e fatto apposta per coinvolgere l’intera Nazione.

Da quel momento la mafia non era più un problema dei soli siciliani. Tutti si aspettavano un attentato a Falcone ma nessuno avrebbe immaginato l’attacco in pieno stile terroristico con un forte impatto emotivo sull’intera popolazione italiana. La meticolosa preparazione di tipo militare, studiata nei dettagli e destinata a creare il maggior danno possibile era sproporzionata al solo scopo di eliminare il magistrato. Serviva per mettere lo Stato con le spalle al muro.

“Tu Stato, pensi di essere forte ma io posso essere più forte di te. Tu Stato, ti fidi della lealtà dei tuoi uomini, ma io riesco a ricattarli, a costringerli a tradire il giuramento prestato. Tu Stato, pensi di riuscire a proteggere quel rompiscatole di Giudice e la sua famiglia, imprigionandolo in quell’isolotto lontano ma io so che prima o poi deve tornare in Sicilia e so anche quando lo farà, me lo dicono i Tuoi uomini. Tu Stato pensi che sia difficile sparargli un solo colpo di pistola in testa? ma a me serve farti capire che io sono più forte di Te, devo umiliarti davanti al Mondo. Devo farti sentire un verme perchè non sei in grado di proteggere un tuo uomo, la sua famiglia, e la sua scorta. Io aggiungo disperazione al dolore, umiliazione all’indignazione e Ti farò sentire nudo ed inerme come un bambino.”

Immagino così il ragionamento fatto dal/i mandante/i e immagino che anche a Roma più di qualche politico si sia sentito sollevato dall’eliminazione di un problema. Dalla definitiva sparizione di chi si era messo in testa di voler conoscere tutti gli intrecci di relazioni tra mafiosi e politici.

Recentemente sono passato da Capaci e ho visto quelle grandi stele rosse, una per carreggiata, erette per ricordare Giovanni Falcone, Francesca Servillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sono ingombranti, sono assolutamente fuori contesto nel panorama complessivo, tanto che qualcuno dice che siano brutte ma sono state fatte apposta così perchè ingombrante era Falcone ed il suo pool di magistrati antimafia mentre brutta e distorsiva della bellezza e della storia della Sicilia è la mafia.

Le condizioni sociali in Sicilia non sono certamente ideali. Il popolo vive nella consapevolezza che c’è sempre un “signorotto” che pretende gli venga chiesto per favore ciò che dovrebbe spettare di diritto ad ogni cittadino: lavoro, sicurezza, giustizia, salute e istruzione. Mentre qualcuno si piega a queste pretese, molti combattono la loro battaglia privata, spesso soli ma più frequentemente con le istituzioni oppure tramite una delle tante associazioni antimafia. Per combattere la mafia non servono tante armi, è sufficiente sottrarre giovani all’ignoranza, all’incuria e alla disoccupazione, creare spazi di aggregazione organizzata ed insegnare il rispetto per il proprio territorio, l’ambiente, lo Stato e le leggi. E molti siciliani sono seriamente impegnati in questa guerra senza quartiere e ottengono più risultati di quanto non venga comunemente mostrato.

Non dite mai ad un siciliano che è un mafioso. I siciliani veri odiano la mafia.

DM

Coronavirus ed i conti che non tornano

Oggi abbiamo superato la quota di 5 milioni di contagiati nel mondo, secondo le stime ufficiali.

A me il conteggio delle stime ufficiali non convince. Io leggo quotidianamente le statistiche offerte da http://www.worldometers.info/coronavirus e ritengo largamente sottostimate le quantità di contagiati e di morti. Nel corso di questo articolo utilizzerò i dati riferiti a ieri 19/05/2020 perché, a fianco del totale di contagiati e di deceduti è visibile per entrambe le categorie l’incremento giornaliero definitivo di ogni singolo Stato.

Prendiamo in considerazione la Cina. I suoi 82.960 casi accertati rispetto ad una Nazione la cui popolazione si attesta oltre il miliardo e 400 milioni di persone, mi sembra risibile se confrontato con i primi 8 paesi dell’elenco che hanno in totale meno di 1miliardo di abitanti ma registrano oltre 3 milioni e 240 mila positivi. Di sicuro non ha aiutato a creare chiarezza la mancanza di certificazione del numero di tamponi effettuati.

Analizziamo la sola Asia e consideriamo i primi 3 Stati colpiti da contagio, oggi in fase di azzeramento sia dei nuovi contagi e sia dei casi attivi. Si evidenzia che Cina, Korea del sud e Hong Kong hanno avuto un numero di contagi bassissimo e proporzionalmente pochissimi decessi: rispettivamente 5%, 2% e 0,4% dei contagiati.

Se si può immaginare un clima di facile gestione dell’emergenza ad Hong Kong che è stata immediatamente chiusa al mondo esterno e il cui lockdown è ancora parzialmente in atto, la Korea (e similarmente del Giappone) che non ha applicato i parametri di chiusura con la stessa rigidità, ha sicuramente un ammontare dei contagiati sottostimato. A maggior ragione, il dato cinese mi sembra invece volutamente non veritiero e sottodimensionato da 20 a 100 volte, vale a dire in una forbice compresa tra 1,6 e 8 milioni di contagiati con un’incidenza dei morti da 40 a 200mila

Sul fronte europeo, sebbene i governi di ciascuno Stato possano aver fatto benissimo o malissimo il proprio compito a tutela della popolazione, vi è una certa analogia tra i dati disponibili

Guardando i valori dalla Spagna alla Germania il numero dei contagi, anche in rapporto alla popolazione, resta in parametri paragonabili e giustificabili con le diverse politiche adottate dai vari Paesi. Certo che stride il confronto proprio tra Spagna e Germania per una differenza di contagi superiore alle 100mila unità a danno della Spagna, pur avendo quest’ultima appenda il 55% del numero di abitanti rispetto la Germania.

Il Belgio, evidenziato in giallo, ha vissuto una situazione anomala rispetto a tutti gli altri Stati europei portando il numero di decessi per milione di abitanti a 786 unità. Valore decisamente alto e maggiore di circa il 30% rispetto al secondo più alto (Spagna). Nei miei conteggi non prendo in considerazione gli stati troppo piccoli poiché anche un solo caso assumerebbe un peso proporzionale elevatissimo vanificando il confronto per disomogeneità dei dati.

Pur ammettendo che lo sviluppo del contagio possa dipendere dalla capacità organizzativa degli Stati, il numero dei guariti dovrebbe seguire una percentuale di discesa omogenea a meno che uno Stato non abbia trovato la cura e se la tenga solo per sé. Alla luce di ciò non riesco a spiegarmi la differenza di casi attivi tra Italia e Germania. La Germania ha iniziato ad avere i contagi quasi due settimane dopo dell’Italia ed il suo picco una settimana dopo. Non è spiegabile nemmeno col minor numero di casi Tedeschi rispetto a quelli italiani registrati subito dopo i rispettivi picchi. L’impressione è che il criterio per definire guarito un paziente sia diverso tra l’Italia (come la maggioranza degli altri stati europei) e la Germania.

Maggiormente evidente, vedi lo schema precedente, è la minor quantità di morti tedeschi rispetto alla media dei Paesi europei. Il numero di morti su milione di abitanti è circa 1/5 rispetto a quello di altri paesi. I morti in rapporto ai contagiati, in Italia è attualmente del 14%, in Germania del 4%. In Russia tale rapporto scende addirittura allo 0,9%. A difesa della Russia il fatto che il picco sembra sia stato raggiunto proprio in questi giorni, per cui ci vorrà qualche settimana per avere un numero più omogeneo, però temo che la tendenza, anche in questo caso, sia di tenere i numeri volutamente bassi. Probabilmente nè Germania e nè Russia conteggiano come morti Covid, pazienti deceduti per altre patologie pregresse ma aggravate dal Covid.

In questi giorni Asia meridionale, Sud America ed Africa stanno vedendo notevoli incrementi sul numero di contagi (le tabelle sono ordinate per numero di contagi aggiunti ieri) e ancora una volta, nei paesi di maggior densità abitativa si riscontra un minor controllo dei potenziali contagiati, registrando un numero di tamponi irrisorio. Mi domando come verrà giustificata la morte di un elevato numero di persone in India, Pakistan, Indonesia, Bangladesh dato che non stanno registrando il numero di contagiati che ci si aspetterebbe da paesi così popolosi. Anche l’America latina sembra che abbia sia sottovalutato il problema e sia nascosto un elevato numero di decessi. L’Africa è un discorso totalmente diverso. Un intero continente in cui solo alcuni stati nell’area del Maghreb più Sudafrica, Gibuti e Mauritius hanno effettuato uno screening del contagio sulla popolazione. La situazione, guardando i numeri sembrerebbe sotto controllo ma temo che il continente possa lamentare entro la fine dell’anno almeno un milione di morti.

Mi auguro che le mie convinzioni siano false, di essermi clamorosamente sbagliato perché se dovessero rivelarsi anche minimamente vicine alla realtà, oggi saremmo a circa 30 milioni di contagiati con circa 1-3 milioni di morti. E la fine della pandemia è ancora lontana.