Ieri ho sistemato le librerie di casa mia e mi sono accorto che il mondo dell’editoria ha una grandissima emergenza con evidente vuoto legislativo.
Tutti a pensare alle lobby politiche, alle pressioni dei potenti della terra, alla distorsione delle notizie per creare allarmismi, paure e per distogliere l’attenzione dai fatti importanti con inutili gossip. No, non mi riferisco a queste faccende che ci sono state, ci sono e ci saranno sempre. Mi riferisco ad un problema ben più grave e che crea immensi problemi a milioni di italiani: la giungla delle dimensioni dei libri, soprattutto per quelli dei bambini e quelli di divulgazione geografica, storica e perfino per quelli dedicati alla scuola.
I libri dovrebbero avere formati standard con tolleranze di pochi millimetri .
Non un unico formato per tutto, ma ben quattro formati: piccolo, medio, grande, maxi
Perché è giusto che per i bambini ci siamo formati più piccoli e formati maxi ma le forme e le misure devono essere standardizzate. Molti editori giustificano i formati paradossali con esigenze editoriali.
Ma se è vero che c’è una specifica esigenza editoriale è giusto che l’editore si accolli il rischio di immettere sul mercato una siffatta edizione pagando per tutto l’anno successivo una maggiorazione del 2% sulle tasse. Non solo su quel libro, altrimenti farebbe ricadere il costo sul consumatore, ma su tutto il suo fatturato. Se è una vera esigenza sarà ben disposto a subirne il costo.
Attualmente il formato medio è quello utilizzato per i libri di maggiore successo e nel quale si registra il maggior numero di similitudini di forma però anche in questo formato ci sono ingiustificate spinte ad allungare l’altezza o la larghezza della pagina di più centimetri compromettendo la possibilità di fare ordine nelle scaffalature domestiche.i
I testi scolastici sono un mondo a parte: elementari (per i puristi primarie di primo grado, ecc.) con formati grandi, medie con formati che non rispondono a nessuno degli standard proposti, superiori con alcuni formati medi, alcuni grandi e alcuni fuori standard, università regno delle fotocopie con libri (qua si chiamano rigorosamente testi universitari altrimenti i professori si offendono) che hanno prezzi stratosferici. Nei libri scolastici ed universitari esiste poi un altro doppio problema: l’edizione di quest’anno fra sei mesi sarà vetusta e non accettata in classe dagli insegnanti per cui sparisce quasi del tutto il mondo dell’acquisto di seconda mano. In compenso per garantire una maggiore durata ai libri si usano carte lucide che durano di più nel tempo (a che scopo se poi non vale più questa edizione?) però pesano di più e influiscono negativamente sul peso trasportato dagli alunni. Inoltre la carta lucida riflette la luce creando difficoltà nella lettura. Un ritorno alla carta comune che ha costi più contenuti sarà sicuramente benvenuto e se gli editori non vogliono modificare autonomamente è bene che vengano costretti a farlo per legge.
L’intervento del legislatore risulta quindi necessario per riportare alla normalità questo settore in cui è mancato per anni un poco di buonsenso.
Un ‘ultima norma dovrebbe essere inserita in questa fantomatica legge sull’editoria. Se per lo scostamento dal formato standard per esigenze editoriali, può essere sufficiente un aumento della tassazione, per chi decide di scrivere il titolo sul dorso del libro nel senso inverso rispetto allo standard dovrebbe essere prevista la galera, senza sconto di pena e senza detenzione alternativa.

