Zafón e il labirinto dei libri – Zona di Disagio

Carlos Ruiz Zafón era convinto che i libri avessero un’anima tutta da raccontare. Questo lui ha fatto nella sua breve ma intensa vita. Con le sue …

Zafón e il labirinto dei libri

RECENSIONE DI… “POSTO, TAGGO, DUNQUE SONO?” DI ANGELO ROMEO — ragazzainrosso

Salve lettori, buon solstizio d’estate a tutti voi. Spero che possiate trascorrere tutti una stagione all’insegna del relax e della tranquillità. Questa mattina sono qui per parlarvi di un’opera di non fiction incentrata su un argomento sociale molto attuale: l’uso di Internet e dei social network. Mi riferisco a “Posto, taggo, dunque sono?” di Angelo […]

RECENSIONE DI… “POSTO, TAGGO, DUNQUE SONO?” DI ANGELO ROMEO — ragazzainrosso

Pasolini critico d’arte e pittore mancato – Zona di Disagio

“Potrei anche tornare alla stupenda fase della pittura….. Sento già i cinque o sei miei colori amati profumare acuti tra la ragia e la colla dei telai appena pronti…..” P. P. Pasolini, in La ricerca di una casa, in Poesia in forma di rosa. Pasolini non si considerava un critico d’arte né un artista. Nel […]

Pasolini critico d’arte e pittore mancato —

Due chiacchiere con lo scrittore ambulante – Zona di Disagio

Roberto Ritondale nei suoi romanzi intreccia sempre la favola con la realtà per raccontare con allusioni specifiche il tempo che stiamo vivendo. La …

Due chiacchiere con lo scrittore ambulante

A Star Wars story: la fiaba del “cattivo” che ancora ci emoziona – Zona di Disagio

di Roberta Manfredi

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… gli estimatori dell’ormai celeberrima saga creata da George Lucas conoscono alla perfezione queste …

A Star Wars story: la fiaba del “cattivo” che ancora ci emoziona

Omaggio al Teatro

14 maggio 1947, nasceva il Piccolo Teatro di Milano per volontà di Giorgio Strehler, Paolo Grassi e Nina Vinchi.

Ricordare oggi il Teatro, non solo il Piccolo ma tutti i teatri e di tutti i generi, ha una valenza enorme per un settore duramente colpito dall’emergenza Coronavirus e per il quale la data di ripresa è molto incerta e sicuramente andrà oltre il termine di quest’anno solare (per gli scaramantici, che abbondano nell’ambito teatrale, ricordo che questo è un anno bisestile). Attori, registi, maestranze, orchestre, cantanti e tutte le persone che orbitano nel variegato mondo dello spettacolo si trovano ad affrontare una durissima crisi che inciderà anche dopo la riapertura dei teatri.

Il Piccolo, di cui oggi si festeggia il 73° anno dalla fondazione, fu il primo teatro pubblico italiano, di quelli poi detti “stabili” per distinguerli dai teatri itineranti. Nel suo programma c’era l’intenzione di essere un teatro d’arte, cioè di non inseguire solo l’immediato successo del pubblico ma di privilegiare un teatro artistico, pur meno remunerativo, e di orientarsi a tutto il pubblico anche dei ceti medi, con una politica di prezzi bassi. Grassi sosteneva infatti che la massa non andava a teatro per motivi economici e non per mancanza di desiderio o di cultura.

Senza entrare nelle varie peripezie storiche ed artistiche del Piccolo, legate agli eventi sociali attraversati dall’Italia, vale la pena ricordare che il Piccolo ha moltiplicato le sue sedi fino alle attuali 3: Teatro Grassi in via Rovello (prima e storica sede nel palazzo Carmagnola), Teatro Studio in via Rivoli e Teatro Strehler in largo Greppi. Negli anni ’60 il Piccolo aveva raggiunto le periferie portando le rappresentazioni in un teatro tenda.

La definizione di Teatro d’Europa viene data al Piccolo nel 1991 per la sua profonda vocazione europeista ma solo nel 2017 viene confermata ufficialmente tramite DM 332 del 27 luglio.

L’interesse del Piccolo a creare e diffondere cultura teatrale si manifesta anche con la nascita, nel 1987 di una Scuola di Teatro, intitolata a Ronconi, che ha formato decine di grandi artisti.

Io sono legato al Teatro per varie motivazioni. Ho seguito un corso teatrale con l’associazione “Adesso viene il Bello” di Beatrice Bello e nei 5 anni di corso ho capito quanto il teatro sia un messaggero di cultura, di formazione umana e sociale e quanto sia in grado di far lavorare la parte emotiva del nostro cervello. Nella foto, il saggio di fine corso 2016 con una delle mie migliori interpretazioni.

Da ragazzo seguivo con molto interesse l’Opera Lirica nell’imponente Teatro Massimo Bellini di Catania. La lirica aggiunge alla tipica rappresentazione teatrale la magia della musica e la difficoltà del canto lirico. L’emozione che riesce a trasmettere è enorme.

Qualunque sia il tipo, evviva sempre il Teatro che vive di passione e trasmette passione. Non lasciamolo morire.

Commento profano

Non sono un critico d’arte e men che meno lo sono delle arti visive, dato che con una matita in mano non so disegnare nemmeno il contorno delle mie dita, però ritengo di avere un certo tipo di sensibilità artistica che mi fa emozionare alla vista di una bella foto, di un quadro, di un’opera architettonica e perché no? di un’auto disegnata con stile.

Perché tale premessa? Perché durante il periodo di quarantena forzata per tutti, nel mio Comune hanno presentato un’interessante iniziativa denominata #2020battagliatermescrive e per ogni scritto era associata la riproduzione di un quadro. Per il mio avevo suggerito un quadro di Guttuso raffigurante i tetti di Bagheria perchè richiama in me i ricordi di bambino, di quando salivo sul tetto della casa di mia nonna per guardare dall’alto i tetti rosso mattone delle altre abitazioni e le strade deserte dei pomeriggi estivi mentre stavo disteso sulle tegole ruvide a guardare il volo delle rondini in cielo.

C’era un altro quadro di Guttuso che mi era sempre piaciuto ma che trovavo ingombrante, non nelle dimensioni, benché certamente generose, quanto per la ricchezza di particolari e di sensazioni capace di suscitare. Sempre nella stessa rubrica, qualche giorno dopo il mio articolo è apparso un altro testo accompagnato dall’immagine de “La vucciria”. Non so quanti di voi hanno presente l’istinto di isolarsi immediatamente dal mondo per trovarsi davanti al proprio portatile, per l’urgenza di scrivere la serie di pensieri che temi si perdano se non li fermi immediatamente. Ecco mi è successo così. Di seguito, il racconto di cosa ho visto io in quel magnifico quadro del Maestro Guttuso.

La prima volta che ho visto questo quadro maestoso ne ho ricavato un’impressione di estrema confusione. Le tinte forti che richiamano il naif e la descrizione particolareggiata degli elementi, tipica del realismo ne facevano per me un quadro eccessivo. Era troppo, di difficile lettura. Riguardandolo in età più matura ne ho colto un’estrema passionalità. Il quadro si concentra nella donna vista di spalle in veste chiara che ravviva ed illumina tutta la scena. Nello stesso tempo, paralizza la scena; la sua bellezza lascia sbalorditi e stupefatti il pescivendolo, il venditore di formaggi e l’uomo che le viene incontro. Tutti si ammutoliscono. Infatti  dal quadro non sembra provenire nessuno dei suoni tipici dei mercati rionali. Gli avventori non parlano tra di loro, i venditori non urlano le qualità delle loro merci, la freschezza delle verdure, il colore rosato del pescespada, il profumo dei formaggi freschi. Anche l’aria sembra essere ferma e le luci delle tre grosse lampade si concentrano ad illuminare il cammino di colei che sembra l’unica protagonista del quadro. Le bancarelle appaiono ben curate e floride così come immagino sia la donna che traspare la sensualità mediterranea richiamata dalla flessuosità delle gambe e dal movimento ancheggiante sottolineato dall’abito bianco corto e con la vita stretta. Pure il macellaio, nel suo gesto quotidiano del taglio della carne inscena la passionalità  carnale ispirata dalla donna misteriosa. Lo spazio rastremato tra le bancarelle sembra essere insufficiente per farla passare nel gioco prospettico in cui la frutta e verdura nella parte alta del quadro paiono chiudere la strada e che invece si dilaterà magicamente al passaggio della donna.

DM