Commento profano

Non sono un critico d’arte e men che meno lo sono delle arti visive, dato che con una matita in mano non so disegnare nemmeno il contorno delle mie dita, però ritengo di avere un certo tipo di sensibilità artistica che mi fa emozionare alla vista di una bella foto, di un quadro, di un’opera architettonica e perché no? di un’auto disegnata con stile.

Perché tale premessa? Perché durante il periodo di quarantena forzata per tutti, nel mio Comune hanno presentato un’interessante iniziativa denominata #2020battagliatermescrive e per ogni scritto era associata la riproduzione di un quadro. Per il mio avevo suggerito un quadro di Guttuso raffigurante i tetti di Bagheria perchè richiama in me i ricordi di bambino, di quando salivo sul tetto della casa di mia nonna per guardare dall’alto i tetti rosso mattone delle altre abitazioni e le strade deserte dei pomeriggi estivi mentre stavo disteso sulle tegole ruvide a guardare il volo delle rondini in cielo.

C’era un altro quadro di Guttuso che mi era sempre piaciuto ma che trovavo ingombrante, non nelle dimensioni, benché certamente generose, quanto per la ricchezza di particolari e di sensazioni capace di suscitare. Sempre nella stessa rubrica, qualche giorno dopo il mio articolo è apparso un altro testo accompagnato dall’immagine de “La vucciria”. Non so quanti di voi hanno presente l’istinto di isolarsi immediatamente dal mondo per trovarsi davanti al proprio portatile, per l’urgenza di scrivere la serie di pensieri che temi si perdano se non li fermi immediatamente. Ecco mi è successo così. Di seguito, il racconto di cosa ho visto io in quel magnifico quadro del Maestro Guttuso.

La prima volta che ho visto questo quadro maestoso ne ho ricavato un’impressione di estrema confusione. Le tinte forti che richiamano il naif e la descrizione particolareggiata degli elementi, tipica del realismo ne facevano per me un quadro eccessivo. Era troppo, di difficile lettura. Riguardandolo in età più matura ne ho colto un’estrema passionalità. Il quadro si concentra nella donna vista di spalle in veste chiara che ravviva ed illumina tutta la scena. Nello stesso tempo, paralizza la scena; la sua bellezza lascia sbalorditi e stupefatti il pescivendolo, il venditore di formaggi e l’uomo che le viene incontro. Tutti si ammutoliscono. Infatti  dal quadro non sembra provenire nessuno dei suoni tipici dei mercati rionali. Gli avventori non parlano tra di loro, i venditori non urlano le qualità delle loro merci, la freschezza delle verdure, il colore rosato del pescespada, il profumo dei formaggi freschi. Anche l’aria sembra essere ferma e le luci delle tre grosse lampade si concentrano ad illuminare il cammino di colei che sembra l’unica protagonista del quadro. Le bancarelle appaiono ben curate e floride così come immagino sia la donna che traspare la sensualità mediterranea richiamata dalla flessuosità delle gambe e dal movimento ancheggiante sottolineato dall’abito bianco corto e con la vita stretta. Pure il macellaio, nel suo gesto quotidiano del taglio della carne inscena la passionalità  carnale ispirata dalla donna misteriosa. Lo spazio rastremato tra le bancarelle sembra essere insufficiente per farla passare nel gioco prospettico in cui la frutta e verdura nella parte alta del quadro paiono chiudere la strada e che invece si dilaterà magicamente al passaggio della donna.

DM