Incontri culturali: due storie diverse con alcuni punti in comune. Paolo Valandro e Giovanni Ponchio

Tenere il passo con gli incontri del venerdì organizzati dal gruppo culturale Lucia Boaretto non mi è sempre possibile però li trovo interessanti e per questo, quando posso, continuo a scrivere anche solo poche righe per volta per descrivere le emozioni che mi suscitano gli argomenti trattati. Lo devo a me stesso per tenere fede ad un proposito che mi ero fatto ad inizio stagione e lo devo alle persone che leggono volentieri i miei scritti e che sono rimaste senza alcun commento da più di 15 giorni facendo temere in un mio stop comunicativo.

Nel frattempo al centro Bachelet si sono alternati due relatori molto diversi tra loro con tematiche decisamente differenti ma con alcune caratteristiche in comune. Ci hanno parlato entrambi di ambienti vicini a noi: dell’abbazia di Santo Stefano di Carrara, a Due Carrare cioè a pochi chilometri da Battaglia Terme e della città di Padova così come l’ha descritta Dante nella sua Commedia. Per farlo hanno parlato entrambi del medioevo e delle trasformazioni che lo hanno attraversato.

Durante il primo incontro Paolo Valandro, un appassionato di cultura locale ed in particolare del periodo medievale che ha al suo attivo diversi articoli, conferenze, saggi e libri, ha esposto il frutto delle proprie ricerche sull’Abbazia, prossima a festeggiare il primo millennio dalla sua fondazione. Valandro ha infatti intensificato i propri studi per conoscere meglio e diffondere la conoscenza della storia di un importante pezzo di vita sociale e culturale che ha contribuito a creare quello che siamo noi oggi.

L’altro incontro vede un grande ritorno per gli incontri culturali di Battaglia Terme. Si tratta del professore Giovanni Ponchio che, nel presentare il proprio nuovo lavoro letterario: Dante e Padova. Come olio sull’acqua, avvicina il pubblico al pensiero del sommo poeta Dante Alighieri che non ha una buona opinione dei padovani e, pur non nominandoli mai direttamente li dipinge come falsi, fraudolenti e traditori.

Entrambi gli incontri sottolineano l’influenza della famiglia dei Carraresi. Nel primo incontro perché sono stati fondamentali per la nascita dell’Abbazia nel 1027 e per la sua successiva rovina per i contrasti prima con il vescovado di Padova, poi con il tiranno Ezzelino da Romano e quindi con la caduta dei Carraresi per opera dei veneziani ed il conseguente saccheggio a partire dal 1405. Nel secondo incontro perché durante il periodo di influenza dei carraresi a Padova era in atto una grande trasformazione tra una mentalità retrograda e conservatrice e l’innovazione del nuovo metodo scientifico che stava nascendo e sviluppandosi proprio nella città veneta.

L’importanza delle celebrazioni per festeggiare il millesimo anno dell’Abbazia è risultata subito evidente per la presenza dell’assessore alla cultura del comune di Due Carrare, Susanna Minchio, che ha presentato in maniera concisa il programma del prossimo anno invitando i cittadini di Battaglia Terme a partecipare agli eventi che verranno organizzati. Anche il parroco don Francesco Greco, pur non essendo presente, ha mandato un proprio messaggio di saluto.

Valandro ci fa sapere che prima ancora della nascita dell’Abbazia esisteva una chiesa semi-ipogea facente parte di un preesistente monastero benedettino e del quale alcuni fabbricati e forse la stessa chiesa divennero parte integrante dell’Abbazia che crebbe in dimensioni ed estensione dei possedimenti. Molti componenti della dinastia dei carraresi scelsero di essere seppelliti nel chiostro, in tombe a terra, in chiesa, in alcuni mausolei e lungo le mura del complesso architettonico che comprendeva la chiesa abaziale, il chiostro, la casa canonica, il cimitero, campi e fabbriche racchiusi da un muro alternato ad un fossato medievale. All’interno della chiesa sono presenti ancora oggi alcuni favolosi mosaici realizzati con pietre provenienti da tutto il mondo all’epoca conosciuto e realizzati in uno stile simile a quelli di Aquileia. Sono altresì presenti mausolei pregevolmente scolpiti e opere d’arte quali dipinti, fregi e reliquiari che fanno pensare alla presenza di rinomati artisti della corte carrarese.

La presidente del gruppo culturale, Michela Bottaro ha concluso la prima di queste due serate dicendo che adesso, conoscendo la storia dell’Abbazia, ogni volta che si passerà davanti la chiesa di Santo Stefano non si vedrà solo un edificio ma 1000 anni di storia e memoria.

Tornando invece alla Commedia più famosa d’Italia, nelle visione che ne ha dato il professore Ponchio, mirabilmente intervistato da Maurizia Rosada che viene ancora considerata la nostra bibliotecaria sebbene da un paio di anni abbia lasciato la biblioteca cittadina, sono state affrontate molte sfaccettature di quel periodo di cambiamento. Dante non aveva diretti motivi di scontro con la città di Padova o con i suoi cittadini se non per il fatto che la presenza in città di figure di alto spessore dell’umanesimo quali Albertino Mussato e di eminenti professori universitari quali Pietro d’Abano che stavano rivoluzionando gli studi scientifici. Proprio questo movimento culturale che si contrapponeva alla dominante cultura medievale di cui lui stesso era tra i maggiori rappresentanti e potrebbe essere stata la causa dell’astio del poeta. Dante suggerisce che la mentalità fraudolenta padovana si debba al suo fondatore Antenore che con il suggerimento di restituire Elena, stava di fatto istigando al tradimento della propria nazione.

Tra le molte cose esposte dal professore Ponchio mi ha colpito l’informazione che Pietro d’Abano era l’unico professore universitario della città di Padova ad essere padovano perché all’epoca tutti i professori dovevano essere forestieri per evitare il fenomeno del nepotismo. Un fenomeno conosciuto e combattuto con successo 700 anni fa e che oggi invece infesta le università italiane impedendo che il merito premi i giovani professori realmente meritevoli.

Due incontri tanto diversi tra loro e tanto simili che riportano al centro il modo di vivere ai tempi del medioevo e due meravigliose occasioni per per stare insieme e parlare di cultura e di storia locale.