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Joel Dicker – L’enigma della camera 622

Ho sempre odiato i libri molto lunghi perché spesso celano ripetizioni e inutili divagazioni sul tema pur di “allungare il brodo” ed arrivare ad una struttura da “libro di peso”.

L’enigma della camera 622 invece è un libro ben scritto, molto scorrevole, interessante dall’inizio alla fine. Pur nascondendo la verità fino all’ultima pagina, la particolarità del libro non è quella di essere un vero e proprio giallo ma di essere un libro d’amore. Dove l’amore è declinato in svariate forme andando oltre il tradizionale uomo-donna o padre-figlio. Uno degli aspetti più belli da scoprire riguarda proprio queste forme d’amore che si sviluppano attraverso la vicenda narrata.

Le divagazioni, in questo testo, sono giustificate dalla voglia dell’autore di affrontare il tema del dolore che si prova a causa di un lutto. Dicker parla in prima persona, è presente nel libro con il proprio carico di emozioni e il proprio dolore. Il dolore per la morte dell’anziano editore impregna tutto il romanzo dalla prima all’ulltima pagina. Lui era sinceramente affezionato a Bernard non solo per averlo portato al primo successo, per averne curato lo stile, per averlo fato crescere come uomo ma soprattutto per avergli voluto quel bene che è difficile da dimenticare e viene restituito nel testo che traspare amore sincero per questo anziano e saggio uomo di cultura.

Altro tema importante è la distinzione di classe sociale e i disperati tentativi dei protagonisti di fare il salto da una classe all’altra e nella stessa classe sociale, il tentativo di approdare a ruoli di comando per arrivare a controllare la vita delle persone. Oserei dire che il controllo è la parola giusta. Il controllo economico della banca di famiglia, il controllo sulle figlie, il controllo dei dipendenti e dei clienti dell’albergo, il controllo sulla vita delle altre persone. C’è nell’autore un forte desiderio di controllo, forse perchè si rende conto di non riuscire a controllare la propria voglia di scrivere che gli causa la perdita della donna amata.

Non voglio svelare ulteriori dettagli importanti che farebbero perdere interesse al lettore ma posso assicurare che l’enigma rimane tale quasi fino alla fine ma, a parere personale, non è questo a tenere alta l’attenzione del lettore, mentre lo sono i continui cambi di scena ed i salti temporali, ben calibrati per non creare al lettore quel disturbo da disorientamento che si avverte normalmente in questi casi. Invece, resta alta la curiosità di verificare come si concatenino gli eventi passati con quelli seguenti fino ad arrivare al tempo presente.

La trama potrebbe essere stata molto semplice ma Dicker ci svela un segreto (suo o di Bernard de Fallois?) Se c’è una spiegazione razionale immediata[..] allora la trama si esaurisce e non nasce nessun romanzo. È a questo punto che lo scrittore entra in azione: affinché un romanzo esista, l’autore deve superare le barriere della razionalità, sbarazzarsi della realtà e, soprattutto, creare una posta in gioco laddove non ce n’è nessuna.

Coronavirus e politica italiana

Nella giornata di oggi, 15 gennaio 2021 è stato sfondato il muro psicologico dei 2 Milioni di morti nel mondo a causa della pandemia da Coronavirus. Due milioni di morti dichiarati* in poco meno di un anno dal conteggio ufficiale che parte il 23 gennaio 2020 in Cina.

* Il numero complessivo dei morti è sicuramente maggiore di quanto dichiarato poiché, come spiegato nell’articolo Coronavirus, aggiornamenti, molti stati non hanno la possibilità di rilevare i contagiati e i deceduti, altri stati non vogliono dichiarare la reale situazione epidemiolgica del Paese. Da recenti studi, inoltre, l’inizio dell’epidemia potrebbe essere datato tra agosto e novembre del 2019

In Italia la triste conta dei contagiati parte il 16 febbraio 2020 con 3 turisti cinesi. La Nazione si rende conto della reale gravità del contagio con il primo caso riscontrato ad un cittadino italiano il 20 febbraio. Da lì in poi è la cronaca di un pluri-dramma. Dramma per i contagiati, dramma per le vittime, dramma per i familiari, dramma per dottori, infermieri, ambulanzieri, volontari che operano nella sanità e all’assistenza agli anziani, dramma per le residenze sanitarie assistenziali, dramma per moltissime categorie imprenditoriali, per i piccoli negozi, per i servizi alla persona, per bar, hotel e ristoranti, dramma per gli operatori scolastici e per gli studenti, dramma nella cultura per cinema, teatri, mostre, dramma nello sport, nelle palestre e nelle piscine, dramma nel turismo e nei trasporti, dramma delle solitudini, dramma per le convivenze obbligatorie tra coniugi o famiglie in crisi con disastroso aumento delle violenze domestiche. Dramma per un complessivo impoverimento della popolazione italiana con enormi cambiamenti nelle abitudini sociali.

C’è stato un momento, durante l’estate, in cui ci si era illusi di aver messo il virus alle spalle e la vita era tornata ad un livello di quasi normalità e poi di nuovo l’angoscia ed il rischio di dover tornare a chiudersi a casa con le fobie da isolamento ed il terrore dell’insostenibilità economica di ulteriori restrizioni per chi lavora in proprio. Ho rivisto in questa estate illusoria una certa somiglianza con il film “Risvegli” con l’indimenticabile Robin Williams. Dopo l’euforica riapertura estiva il ritorno al conteggio delle vittime. I numeri aumentano non solo in Italia ma anche nel resto d’Europa e nelle americhe dove contagio e vittime sembrano dilagare.

E per dare sicurezza alla popolazione italiana, in questo periodo di grande insicurezza sanitaria, sociale ed economica, cosa serviva? Una sferzata di normalità! Una bella crisi politica per riportarci alle vecchie abitudini. Ai governi che cambiano colori e composizioni, alle agitazioni nelle aule parlamentari per setacciare, tra deputati e senatori, gli indesiderabili e far riaffiorare i fedeli a cui aggiungere quache saltatore con l’asta da una parte all’altra dell’emiciclo.

Quando posso, evito di parlare di politica, però oggi sono molto arrabbiato per quanto sta succedendo perché ritengo poco responsabile il comportamento del senatore Renzi. Voglio sgomberare il campo da qualsiasi dubbio. Per me non c’è preclusione a qualsiasi soluzione, nemmeno alle elezioni, che possono svolgersi anche nel bel mezzo di una pandemia: basta dare regole certe e farle rispettare a tutti. In questa maniera si può fare campagna elettorale e si possono allestire i seggi. Il problema è un altro. Non è necessario inasprire i toni, aggiungere pensieri angoscianti, derivanti dall’insicurezza politica, a chi ha già notevoli problemi ad andare avanti con il rischio di vedere andare in fumo in pochi mesi il frutto di anni di lavoro. Le problematiche sollevate da Renzi mi sono sembrate molto pretestuose poiché tutto ciò che non è stato discusso con lui, è stato discusso in Consiglio dei Ministri dove c’erano due sue ministre. Quando Renzi ha fatto delle proposte di miglioramento è stato ascoltato dal Primo Ministro Conte. Se questa volta non è stato ascoltato, vuol dire che la sua proposta non era concreta o non era percorribile.

Ultimo pensiero lo rivolgo a tutte le donne impegnate in politica. Io credo molto nel valore aggiunto che le donne possono dare alla politica, grazie alla loro sensibilità riguardo le problematiche di vita concreta, oltre alla ferrea determinazione di cui dispongono quando sono convinte di essere nel giusto. Vedere le due ministre Bellanova e Bonetti in assoluto silenzio e quasi ingessate, a fianco di Renzi, in conferenza stampa, mi ha dato un grande senso di tristezza per tutto il mondo femminile e per le belle parole che vengono profuse quando è il momento di inserirle nelle liste elettorali solo per soddisfare un’unica esigenza: rinetrare nelle quote rosa. C’è tanta strada da fare anche su questo versante.

Quel che resta della democrazia indiana — Lo Spiegone

“La più grande democrazia al mondo”, come viene definita l’India in riferimento al numero di abitanti, sembra oggi in crisi. In un momento storico in cui la pandemia ha messo a dura prova la tenuta delle democrazie, il declino di quella indiana, perpetrato dall’attuale Primo ministro Narendra Modi, è riuscito a passare quasi inosservato. Le…

Quel che resta della democrazia indiana — Lo Spiegone

Quando un’attività chiude

Non è la prima attività commerciale a chiudere in paese e non sarà nemmeno l’ultima. Nei circa 30 anni che abito a Battaglia Terme, ho visto chiudere negozi di articoli sportivi, di abbigliamento, di giocattoli, di intimo, ortotrutta, macellai, panettieri, parrucchieri, salumerie, alberghi, ristoranti, e molte altre ancora. E’ normale, fa parte del normale avvicendamento lavorativo, dei tempi che cambiano, della diversa composizione di domanda e offerta. Ogni attività commerciale ha fatto parte del tessuto sociale, ha contraddistinto in qualche maniera lo stile di vita delle persone del paese.

L’ultimo giorno di questo travagliato 2020 segnerà la chiusura di un’altra attività e anche questa volta ho provato quella sensazione di svuotamento che mi prende quando penso che dal giorno successivo quella saracinesca non si alzerà più o si alzerà dopo qualche mese con nuove iniziative commerciali o nuovi servizi e soprattutto con nuove persone.

Per me, la chiusura dello studio fotografico sarà un duro colpo sia perché è stato il primo negozio in cui io sia entrato a Battaglia, quindi una specie di battesimo di cittadinanza e sia per il cordiale rapporto umano instaurato con i due fotografi.

Ricordo di essere entrato per la prima volta nel Fotostudio 23 poco prima di sposarmi. Era il 1989, io non conoscevo quasi nessuno in paese. Dovendo cercare un fotografo per l’imminente matrimonio, mia suocera disse: “Vai dai tosi“, i ragazzi. Si, eravamo tutti ragazzi 30 anni fa. Entrando nel piccolo locale al n° 23 (origine del nome del fotostudio) di via Traversa Terme ho respirato aria di serenità e professionalità un buon mix che mi ha subito colpito e che è stato mantenuto nel tempo. I due tosi erano i fotografi Claudio e Roberto di circa una decina d’anni più anziani di me ma comunque giovani. Non ho potuto fare a meno di pensare che per aprire un’attività commerciale o imprenditoriale ci vuole sempre una buona dose di coraggio o di inconscienza, farlo in società con altri è una scommessa contro il destino. All’inizio è sicuramente divertente e rassicurante non essere da soli, ma col passare del tempo può diventare stancante o rischioso. Claudio e Roberto avranno sperimentato periodi difficili ed il loro rapporto umano non sarà sempre stato idilliaco ma i tosi hanno vinto la scommessa ed il sodalizio instaurato da giovani è rimasto saldo fino al naturale completamento del lungo percorso lavorativo.

Nel corso degli anni ho imparato a conoscere bene questi tosi. Li ho visti anche impegnati nel sociale con il fondamentale supporto tecnico ed umano che davano alle iniziative della vecchia proloco e ad altre attività culturali, folkloristiche ed associative. Ho imparato a riconoscere lo stile dei manifesti o libretti pubblicitari preparati da loro per le iniziative comunali. Anche io ho fatto ricorso alla loro professionalità per alcuni lavori grafici e sono sempre rimasto contento del risultato e del trattamento.

Il negozio non era solo un’attività commerciale ma era anche un diario collettivo. Passavi davanti alla vetrina e c’erano le foto in formato gigante degli ultimi matrimoni, battesimi, cresime, foto scolastiche o eventi mondani di vario genere. Non avevo fatto subito caso a questa particolarità. Un mio collega, venendo in passeggiata a Battaglia Terme, aveva notato la foto di me e Nadia ritratti al parco INPS che giocavamo a schizzarci addosso l’acqua bagnando i nostri abiti da sposi e me l’aveva raccontato con entusiasmo. Da allora ho sempre guardato con interesse quella vetrina.

Dopo il trasferimento nella nuova e più ampia sede, sono aumentati anche i servizi offerti. Le novità di un digitale sempre più evoluto e alla portata di tutti, di un mercato saturato dai grandi centri commerciali e dalle vendite online hanno reso più difficile rimanere a galla ma proprio là si è resa evidente la differenza tra il fotografo o video maker improvvisato ed il professionista. Infatti la nuova vetrina è testimone della scelta fatta da intere generazioni di ragazzi che hanno preferito la professionalità dello studio fotografico per fissare il ricordo del proprio salto alla nuova condizione di sposi. Da quelle vetrine, per anni e fino all’ultimo giorno di quest’anno si è dipanato il racconto grafico di immagini ed immaginario della storia di Battaglia Terme.

Mancherà al paese questo diario collettivo, la gentilezza e professionalità di questi tosi, in attesa che qualcuno riesca a mettere in gioco il proprio coraggio e determinazione per iniziare una nuova avventura e chissà… per continuare la stesura del diario.

Super Carletto Bros

Ci sono persone attorno a noi che non passano inosservate. Hanno qualcosa di particolare, di speciale, che le rendono uniche, pur se apparentemente comuni. Anche nel mio piccolo paesetto ci sono alcuni di questi personaggi e un poco alla volta proverò a descriverli. Non così come sono ma come li immagino, utilizzando fantasia e luoghi comuni per giocare assieme a loro.

Il personaggio di cui vi parlerò oggi è un super eroe. Non di quelli speciali con super poteri ma è super perché fa cose super. Come tutti i super eroi è molto conosciuto, amato per la sua disponibilità e venerato per tutto ciò che non è ma che i suoi idolatri vorrebbero che fosse. Ha un amico inseparabile, quasi un fratello, Richy e alcuni acerrimi nemici da battere.

Lui è Carletto. La sua missione? Difendere gli ammalati e gli anziani. Non è un gioco ma i cellulari, come potentissime consolles da gioco, chiamano SuperCarletto e lo spingono da una parte all’altra del paese. Lui corre in aiuto del popolo dei debilitati per sconfiggere l’assalto degli spossanti dolori reumatici, ipertensioni, astenie, gotte e svariati crudeli virus e batteri approfittatori della povera gente.

Il pericolo è il suo mestiere e sa che non potrà portare nessuno con sè a condividere le fantastiche e rocambolesche avventure che vive quotidianamente. Nei momenti del bisogno, quando si sente stremato dall’arsura che il calore adrenalinico della perigliosa azione gli procura, arriva in suo soccorso il fratellino Ricky che lo rinfresca e rigenera con fortissime pozioni magiche a base di antiche ed amare erbe aromatiche, servite con abbondante ghiaccio e un canestrino di bagigi1 superfortificanti.

Nei giorni tranquilli, soprattutto dopo i tumultuosi fine settimana, Ricky porta il fratellino in palestra. Lo costringe a continue ripetizioni di addominali, piegamenti e sollevamenti accompagnati da lunghe e veloci corse su tappeti rotanti per mantenerlo tonificato, pronto e reattivo nella nuova settimana piena di interventi tesi a contrastare qualsiasi emergenza.

Non è facile la vita del super eroe. Anche loro hanno momenti bui, di sconforto. Mi è capitato di vedere SuperCarletto ritornare alla sua base segreta (l’ufficio in viale Colli Euganei) col volto tirato per la stanchezza dopo aver combattuto contro l’infame nemico Parkinson che si era intrufolato furtivamente nel corpo di un ignaro anziano allo scopo di impossessarsene e generare pericolose onde tremanti capaci di devastare la serenità delle famiglie. SuperCarletto era riuscito, con la sua spada ad iniezione, a debellare i tremori e far tornare il sorriso all’intero nucleo familiare.

Tutto risolto, tutto ok, direte voi. No, non è così semplice. Il morbo dell’influenza era entrato di soppiatto nell’abitazione di un’anziana signora costretta a letto e senza nessuno che se ne prendesse cura. Quando la figlia era tornata a casa l’aveva trovata con la temperatura alle stelle. Bisognava fare subito qualcosa. Chi chiamare in questi casi? Il centro medico era chiuso per la pausa pranzo, al pronto soccorso non avevano tempo da perdere e la guardia medica era impegnata in un intervento dalla parte opposta dell’ULS. L’unico uomo che avrebbe potuto prendere in mano la situazione e risolvere il problema era lui: SuperCarletto.

E’ così, mentre SuperCarletto si accingeva ad aprire la porta della sua base, l’infernale telecomando squillava e lo indirizzava verso l’ennesima nuova avventura. Leggo chiaramente dal suo volto la stanchezza ed il desiderio di una super pozione di Ricky ma lui sa che ha poco tempo e deve raccogliere le residue energie per salvare anche questa persona in difficoltà. Il volto diventa nuovamente fiero e determinato, accantonando stanchezza e stress e conservando per il paziente che riceverà il conforto della sua visita, il sorriso più radioso e rassicurante. SuperCarletto prende il pesante fardello del borsone medico, dal quale fuoriescono porzioni dei suoi superstrumenti: si intravedono le forcelle dello stetoscopio ed il collo del bottiglione di disinfettante. Porta la tracolla del borsone sulla spalla mentre attraversa la strada per raggiungere la Carletto’s-mobile. E’ quello l’attimo in cui i nostri sguardi si incrociano. SuperCarletto intuisce che io sono a conoscenza della sua identità segreta da super-eroe e mi rivolge quelle toccanti parole che non dimenticherò mai: “Maurizio non preoccuparti, salverò anche questa vita”. Vedo la vettura partire decisa e il mio cuore si gonfia di gioia perché so che c’è un’unica certezza in questa parte di mondo: con SuperCarletto gli anziani, i malati e le persone deboli non saranno mai sole.

Note: 1. Arachidi.

William Shakespeare. Commedie per ricordare la giornata mondiale contro la violenza sulle donne

Ho finalmente completato la lettura di una raccolta di commedie dell’eclettico drammaturgo inglese. La prima impressione che ne ho ricavato è stata relativa allo scrittore. Per me Shakespeare era un uomo al quale piaceva divertirsi. Inseriva infatti, anche nelle storie più tristi un aspetto grottesco se non brillante. Immagino l’autore nel suo studio che pensa alle battute da scrivere per i suoi personaggi e nel frattempo gli viene un lampo di genio e inserisce una frasetta spiritosa, la costruzione di un equivoco o i giri di parole per creare una truffa.

Successivamente non ho potuto fare a meno di constatare che la sua scrittura è principalmente diretta ad una fascia sociale ben determinata. In effetti siamo ancora nel periodo in cui l’arte era a totale appannaggio dei benestanti che potevano pagare il biglietto del teatro. Mi viene da pensare che però il nostro William deve aver avuto un contatto molto ravvicinato con la parte popolare perché in ogni sua commedia, l’azione, pur essendo imperniata su personaggi di alto lignaggio, molto spesso coinvolge in maniera diretta o indiretta un popolano. Ed è sul palcoscenico che popolàno e signore assumono la medesima visibilità, parlano entrambi con la stessa voce autorevole al pubblico.

Shakespeare utilizza in maniera innovativa i monologhi facendo uscire pensieri, considerazioni e psiche dei suoi personaggi e ci aiuta a capirli ed analizzarli nel profondo.

Altro aspetto che mi ha sempre incuriosito è quello dell’ambientazione. Non si hanno notizie di viaggi in mete europee, però le commedie e i drammi di Shakespeare sono ambientati oltre che in Inghilterra in molti altri stati europei, compresa l’Italia e per la quale cito a solo titolo di esempio Verona (Romeo e Giulietta), Venezia (il mercante di Venezia), Padova (La bisbetica domata) e Messina (Molto strepito per nulla). Se ne deduce che, sebbene non vi sia certezza che abbia compiuto studi accademici, evidentemente aveva una cultura storica e geografica ben strutturata, forse autodidatta.

Infine, facendo il parallelo tra i vari testi scopro in Shakespeare un atteggiamento di profondo rispetto e stima nei confronti delle donne. Non solo le ama per la loro bellezza, le stima e ci restituisce di loro un’immagine quanto mai attuale. Non le vede sottomesse agli uomini, pur essendo pienamente in armonia con le consuetudini dei tempi narrati. Sembra che egli le immagini più intelligenti e determinate degli uomini. Sono le donne le cause che generano l’azione e spesso sono loro che ne determinano l’epilogo. Gli uomini, anche quando hanno un elevato numero di battute, sono poco più che comparse se confrontate alle poche ma determinanti battute delle donne. E non si tratta si semplice galanteria ma di vero rispetto. Siamo lontani dalle considerazioni egalitarie dei giorni nostri ma siamo anche distanti dalle mancanze di rispetto e considerazione delle donne alle quali abbiamo assistito nel corso della storia umana e che continuiamo a vedere ancora adesso. Pur essendo vissuto nel tardo 1500, l’atteggiamento di Shakespeare nei confronti delle donne appare essere decisamente moderno.

Credo sia questo il segreto per cui Shakespeare è sempre stato così tanto amato dal pubblico. Non solo perché le sue storie sono romantiche o ironiche o drammatiche ma perché scava nel cuore e nella mente dei protagonisti e ci parla di rispetto.

Afghanistan: il ruolo chiave delle donne in agricoltura — Lo Spiegone

L’agricoltura rappresenta per l’Afghanistan uno dei pilastri su cui fondare lo sviluppo economico del Paese. Infatti, con quasi tre quarti della popolazione residente in aree rurali, moltissime famiglie afghane basano il proprio reddito sull’agricoltura di sussistenza. 1.412 altre parole

Afghanistan: il ruolo chiave delle donne in agricoltura — Lo Spiegone

Ammonimento accorato

Mi ero ripromesso di non scrivere più notizie sul Coronavirus fino a quando non sarebbe stato possibile dare l’unica vera bella notizia: non ci sono più malati!

Purtroppo non sembra essere possibile vivere facendo finta che l’invisibile ed innominabile particella non sia presente attorno a noi in ogni momento delle nostre giornate. Oggi ho ricevuto un messaggio da un amico che mi ha fatto riflettere molto e non potevo non condividere con i miei lettori i pensieri assordanti che mi stanno ronzando in testa.

La chat con i colleghi che non vedo da molti anni, ogni tanto si anima in maniera improvvisa, quando c’è un compleanno, quando due o più riescono ad incontrarsi negli angoli più disparati del mondo o se ci sono eventi lieti da condividere. Oggi, quando è apparso il nome della chat nella parte alta dello schermo, sono stato assalito dalla solita gioia per il momento di incontro virtuale con le persone con le quali ho condiviso un periodo importante della mia vita lavorativa.

L’inizio è il solito, quasi formale “Ragazzi buongiorno”, poi invece la doccia fredda. Non è una notizia funerea ma comunque dura da digerire “Mia moglie ricoverata con polmonite da covid è con l’ossigeno”. Però non è questo che mi spinge a parlare oggi ma il suo appello accorato che ha aggiunto al messaggio. Mi ha raggiunto come un pungolo impedendomi di restare fermo e zitto. Devo raggiungere quanta più gente possibile, amici, conoscenti, estranei che casualmente verranno catturati da queste righe, chiunque possa fare da eco alle parole forti che sono racchiuse nel breve ma forte messaggio del mio amico.

“Chiudete in casa le vostre famiglie” è la prima sferzata. Ho pensato a quanti temono che poteri forti, ignoti supermanipolatori, tiranni ed oligarchi vogliano ridurci a miseri sudditi, lavoratori terrorizzati da emergenze sanitarie. Qualora costoro venissero investiti in prima persona dal problema del virus, non avrebbero più nessuna voglia di andare dietro alle teorie complottiste. Non chiederebbero chi ha mai visto un malato di covid e non proclamerebbero il proprio credo o il proprio disaccordo con l’utilizzo di mascherine e distanze di sicurezza.

“Siate cattivi se necessario”. E’ mai possibile che un genitore di figli adulti debba esercitare la propria autorità sino al rischiio di sembrare cattivo pur di proteggere il bene più prezioso per le persone più care? Mi sembra di vivere in un incubo, eppure è così. Se vuoi salvare i figli, la moglie, i parenti anziani che hai intorno ed infine te stesso, devi essere fermo e deciso nel sottolineare il rischio di contrarre il contagio in situazioni di vicinanza, promiscuità, condensazione degli spazi e… utilizzando male o per niente la mascherina!

“Nonostante le precauzioni maniacali ci ha preso in pieno” Quando abbassiamo le difese? quando ci sentiamo più a nostro agio? Quando siamo all’interno del nostro nucleo familiare oppure a tavola con amici o colleghi di lavoro, nei luoghi dove ci conosciamo tutti, come se il fatto di conoscerci sia un antidoto al contagio. Come se per rischiare dovresti trovarti davanti ad una persona in piena crisi polmonare. No, il virus è presente, anche se latente, dentro molti di noi. Non è il virus che si è indebolito ma trova resistenze endogene in alcuni soggetti mente in altri riesce a replicarsi in maniera vantaggiosa per lui.

“Siate pure stronzi ma non vi fate fregare da questo virus di merda!” In questa doppia esortazione finale c’è la ripetizione della necessità di fermezza con noi stessi per primi e con i nostri familiari. I figli spesso non ci ascoltano ma noi dobbiamo essere più duri di loro. Non soffriranno per una cena in meno o per la rinuncia ad una serata di socialità. La seconda parte dell’esortazione mette l’accento su chi è il vero nemico: non siamo noi nei confronti dei figli, non sono i figli, non sono i loro amici, non sono i parenti, non sono i colleghi, gli anziani a passeggio, i giovani allo spritz in piazza, le famiglie a passeggio sui colli. Il nemico è il virus, un virus subdolo, odioso, tanto malvagio da meritarsi l’ultimo epiteto “di merda”.

Ma perchè tanta durezza in tale messaggio? Perchè c’è quella particolare condizione di non essere il soggetto malato ma di essere quello che vuole bene e che vorrebbe prendersi cura della persona amata ma “Non posso starle vicino. Esperienza allucinante” . Anche questo è il virus. E’ l’impossibilità di tenere la mano alla moglie malata, di poterla accarezzare mentre le racconti com’è andata la giornata a casa, che senza di lei non sei riuscito a fare la spesa, che non sai come usare la lavatrice, che ti mancano le sue urla perché è sera e non hai ancora portato fuori la spazzatura. E’ allucinante ed è un’esperienza che possiamo limitare, facendo tutti la nostra parte. Siate stronzi ma non vi fate fregare da questo virus di merda.

Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU)

Avendo pubblicato da poco un articolo proveniente dal sito lo Spiegone, sulla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, ho avuto l’esigenza di conoscere meglio sia la Carta e sia alcuni concetti sui quali mi ero reso conto di avere una certa confusione. Con questa occasione ho finalmente compreso la differenza tra la Carta e la Convenzione. Spero allora di fare cosa gradita a quanti, interessati alla conoscenza della nostra Europa, avranno la compiacenza di leggere queste piccole delucidazioni.

  • L’Unione Europea è una entità diversa dal Consiglio d’Europa. Mentre abbiamo oggi una sufficiente conoscenza della prima, quantomeno perché andiamo ad eleggere con cadenza quinquennale i parlamentari che compongono il Parlamento Europeo, organo legislativo dell’Unione Europea, il secondo è invece spesso confuso con il Consiglio europeo.
  • Consiglio europeo definisce le priorità e gli orientamenti politici generali dell’UE ed è composto dai Capi di Stato o di governo dei 27 paesi membri dell’Unione.
  • Il Consiglio d’Europa (CdE) è un’organizzazione internazionale nata nel 1947 a Londra, il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti umani, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Conta oggi 47 stati membri e la sua sede istituzionale è a Strasburgo.

Nel 1950, a Roma i rappresentanti del Consiglio d’Europa firmarono la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU) che ha un carattere sussidiario alla legislazione dei singoli stati introducendo una soglia minima di tutela comune. Cioè, laddove non fossero normate le tutele dei diritti minimi dalle legislazioni nazionali, si sarebbero adottate le tutele previste dalla Convenzione.

Spero di fare cosa gradita aggiungendo il testo della Convenzione, per quanti fossero interessati ad approfondirne la conoscenza.

La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea è di molto successiva alla Convenzione, essendo stata firmata a Nizza nel 2000 e successivamente riadattata nel 2007. Per le istituzioni europee e per gli Stati membri, la Carta è vincolante poiché giuridicamente equiparata ai trattati.

La Carta si compone di 54 articoli che racchiudono i diritti fondamentali discendenti dalle tradizioni costituzionali comuni agli stati membri. I diritti possono essere suddivisi in 4 categorie:

  • tutele delle libertà fondamentali, presenti nelle costituzioni degli stati membri;
  • diritti politici e diplomatici riservati ai cittadini dell’Unione;
  • diritti economici, sociali e del lavoro;
  • diritti recenti quali la tutela dei dati personali, divieto di discriminazioni e divieto di selezione genetica sulla razza.

Consultando il testo della Carta, si scopre che non si tratta di una vera legislazione quanto piuttosto di una elencazione dei valori fondamentali ai quali gli stati membri si ispirano:

  • Dignità
  • Vita
  • Libertà
  • Uguaglianza
  • Solidarietà
  • Cittadinanza
  • Giustizia

La Carta avrebbe dovuto far parte della “Costituzione Europea” che in realtà non ha mai visto la luce e definitivamente naufragata, dopo vari tentativi di mediazione tra gli stati, per la mancata ratifica.

Vi saluto, segnalandovi il primo approfondimento sulla Carta, tratto dal sito www.lospiegone.com, che tratta il primo dei valori fondamentali: la Dignità.

28/10/2020 – Linkerò di seguito, eventuali aggiornamenti sul tema, sempre provenienti dal sito de “Lo Spiegone”.

Aggiornamento del 14/11/2020 – Secondo valore fondamentale: la Vita

Aggiornamento del 10/01/2021 – Terzo valore fondamentale: l’Integrità

Buona Europa a tutti