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Libano: la “Svizzera del Medio Oriente” sull’orlo del baratro

Dalla fine della sanguinosa guerra fratricida nel 1990 alla fine del 2019, il Libano era riuscito a mantenere una certa stabilità economica anche in …

Libano: la “Svizzera del Medio Oriente” sull’orlo del baratro

Il film dei film e il sogno americano

È  definitivamente tramontato il sogno americano ?                                                               E se sì, di quale sogno, o meglio, …

Il film dei film e il sogno americano

Coronavirus: la folle corsa.

Eccoci arrivati a 10 milioni di casi.

Come avevo già scritto nell’articolo del 20 maggio, i conti relativi alla propagazione di questa pandemia da Coronavirus, non tornano, però è giusto affidarsi agli unici indicatori ufficiali disponibili.

Nel mondo, si è passati dai 5 milioni di contagiati nel lasso di tempo relativamente breve di 120 giorni (dal 22 gennaio al 20 maggio) al raddoppio in appena 39 giorni (dal 21 maggio ad oggi), ossia in un terzo del tempo. La logica di questa accelerazione sta sicuramente nella maggiore diffusione del contagio, trasformatosi da fenomeno regionale a emergenza planetaria. Percorrendo i meandri delle serie numeriche, si notano però alcune discontinuità di comportamento della diffusione rispetto a quanto atteso.

Si è molto discusso, in particolare, della volontà di alcune Nazioni di conteggiare solo le morti accertate a causa del Coronavirus, cioè conteggiare i deceduti “per” ed escludere i deceduti “con” Coronavirus ma che avevano patologie pregresse gravi e che, a parere dei medici, sarebbero comunque morti nel giro di qualche mese/anno. Ma dato che si parla di eventualità ipotetiche sulla durata in vita delle persone affette da tali patologie, mi viene da dire che se non ci fosse stato il Coronavirus, oggi, ad appena 6 mesi dall’inizio della pandemia, qualcuna di quelle persone potrebbe essere ancora viva sebbene non conteggiata nella triste statistica delle morti causate dal virus.

Il diffondersi di questa pratica fa ridurre enormemente il numero dei deceduti rispetto agli infettati (vedere il confronto dei due grafici a barre) portando la percentuale dei decessi rispetto al numero di casi chiusi all’ 8%. Secondo una stima che avevo fatto qualche settimana fa, tale percentuale si sarebbe dovuta ridurre al 4,5-5% al termine della pandemia. Se invece proseguirà l’andamento che stanno assumendo i grafici in questi giorni, alla fine la percentuale sarà intorno al consolatorio ma irreale 2%.

In quest’ultima serie numerica, tratta da una statistica che aggiorno quotidianamente leggendo il sito www.worldometers.info, sono visibili le percentuali di incidenza dei decessi totali sul numero totale dei casi, suddivisi per area geografica e, nell’ultima colonna, quella mondiale.

Nel gruppo colonne “Stop”, il numero di Nazioni che hanno sconfitto il Coronavirus: “green” senza decessi, “grey” con decessi. Tra queste ultime, da ieri rientra finalmente la Repubblica di San Marino che è la Nazione al Mondo col maggior numero di decessi rispetto la popolazione.

Tornando all’argomento, la mia preoccupazione è che questo minor valore percentuale non sia dovuto ad una ridotta virulenza del virus, come decantato da più parti, ma solo effetto del diverso metodo di conteggio.

Torniamo a vedere la distribuzione mondiale e, volendo sorvolare sugli improbabili casi degli unici due Stati con popolazione relativamente alta, Turkmenistan (6M) e Corea del nord (51M) che conteggiano “ZERO” casi, la diffusione appare comunque molto eterogenea.

I complottisti di fazioni avverse sostengono, a seconda di come gira il vento, che i numeri dei casi e dei deceduti in nazioni come Italia, Spagna, USA, Brasile, ecc. siano volontariamente gonfiati al solo scopo di terrorizzare l’opinione pubblica per far guadagnare le case farmaceutiche con la vendita di vaccini o cure inutili perché “è solo una normale influenza”, oppure, sul versante opposto, necessità politico-economico-militari impongano di nascondere la reale gravità della situazione per non mostrarsi deboli agli occhi delle potenze avversarie. Tra queste ultime possiamo contare, oltre alle citate Turkmenistan e Corea del Nord, nazioni come Cina, Mongolia, Russia, Libia, Siria, Yemen e molti stati africani, in cui i contagiati da virus, rapportati alla popolazione o i deceduti rapportati ai contagiati, appaiono irrisori.

Ci sono situazioni in molte Nazioni del Mondo che sfuggono alla nostra conoscenza perché non salgono alla cronaca dei giornali in quanto lontane ma soprattutto perché prive di interesse economico-mediatico per gli italiani, ma nelle “vicine” Libia, Siria e Yemen la pandemia è un problema minore rispetto alle guerre in corso che causano molti più decessi a causa di bombe, fame e torture. Di conseguenza i numeri del Coronavirus in questi Stati sono indubbiamente non attendibili. Aggiungerei che quelle guerre sono indiretta causa di parte del maggior numero di decessi in Lombardia dove non potevano essere fermate le produzioni in aziende strategiche per la nostra nazione: la vendita di armi agli stati in guerra.

Altra possibilità, come è verificabile dall’esiguo numero di tamponi effettuati, è il mancato conteggio dei casi effettivi in quasi tutto il continente africano e gran parte dell’America Latina e dell’Asia.

Leggendo il numero di casi in rapporto alla popolazione le analisi lascerebbero pochi dubbi sul fatto che non ci sia omogeneità nel metodo di conteggio sia dei contagiati, sia del numero di morti e sia del numero di guariti che in qualche Nazione hanno un andamento eccessivamente rapido.

So che la lettura di numeri per molti sia tediosa ma dai numeri si leggono molte realtà collettive e fanno capire come si evolve non solo la pandemia da Coronavirus ma la complessa mentalità di questo nostro Mondo.

Il prossimo aggiornamento non lo farò al raggiungimento dei 20 milioni di casi, sarebbe a meno di un paio di mesi da oggi, ma al raggiungimento del primo milione di decessi.

RECENSIONE DI… “POSTO, TAGGO, DUNQUE SONO?” DI ANGELO ROMEO — ragazzainrosso

Salve lettori, buon solstizio d’estate a tutti voi. Spero che possiate trascorrere tutti una stagione all’insegna del relax e della tranquillità. Questa mattina sono qui per parlarvi di un’opera di non fiction incentrata su un argomento sociale molto attuale: l’uso di Internet e dei social network. Mi riferisco a “Posto, taggo, dunque sono?” di Angelo […]

RECENSIONE DI… “POSTO, TAGGO, DUNQUE SONO?” DI ANGELO ROMEO — ragazzainrosso

Il vertice di Zagabria: problemi di connessione o di comunicazione? — Lo Spiegone

di Letizia StorchiIl vertice di Zagabria del 6 maggio 2020 è il primo appuntamento ufficiale che ha coinvolto i rappresentanti degli Stati membri dell’UE e i leader dei Paesi balcanici a due anni di distanza dal precedente summit di Sofia del 2018.Questo vertice, che rappresenta un ulteriore progresso rispetto alle prospettive di allargamento ai Balcani…

Il vertice di Zagabria: problemi di connessione o di comunicazione? — Lo Spiegone

Storie e personaggi: L’ Amico di facebook (epilogo)

Segue da: L’Amico di facebook (parte seconda)

Fabio e Giulia (1)

Avevo costruito tanti personaggi, non solo quelli che alla fine avevano portato ad un risultato ma anche quelli che avevano fallito il loro scopo. I motivi principali dei fallimenti erano dovuti al fatto che mi era mancato l’aggancio giusto oppure perché non ero riuscito a superare la naturale diffidenza ed infine, i più odiosi, perché mi ero fatto scoprire dalle dirette interessate o dai loro parenti curiosi che controllavano sempre i nuovi amici degli anziani congiunti. Farsi i fatti propri, no?

Durante quei mesi “creativi” e di studio, anche la mia “identità principale” di Facebook, ossia IO, Fabio, aveva mantenuto la sua vivace attività. Avevo nuovi amici in FB provenienti quasi tutti dal mondo scolastico, sportivo o dalla gente che conoscevo a Montegrotto.

Gli ex amici del lavoro li avevo cancellati: non mi meritavano.

Ogni nuovo amico portava al seguito nuove proposte di amicizia “persone che potresti conoscere” con un tot di amici in comune e amici di amici che mi chiedevano l’amicizia. Io, che ero ormai un mago delle truffe su FB, stavo molto attento ad accettare nuove amicizie che non conoscevo personalmente.

Quando avevo accettato la richiesta di amicizia di Giulia l’avevo fatto perché l’avevo trovata carina. Una bella bionda alla quale piaceva stare in mezzo alle persone e divertirsi. Avevamo molti amici in comune nell’area di Montegrotto-Abano e la sua pagina era “viva” nel senso che c’erano variegate interazioni, foto, like, commenti, riscontri da commenti di terze persone, anche di gente che conoscevo. Frequentava Villa Barbieri, partecipava alle serate con musica dal vivo al Re di Mezzo e commentava i film che vedeva al Cineplex.

Un venerdì, aveva scritto un post: “Chi viene stasera ad Abano? Con le mie amiche andiamo a prendere un gelato in centro.” Le avevo messo un like. Non perché volessi uscire con lei, quella sera non potevo, avevo i miei “compiti” da fare perché stavo seguendo l’ennesima preda. Le avevo messo il like per farle sapere che io c’ero, che esistevo così prima o poi le avrei mandato un messaggio per conoscerla. Invece, era stata lei a scrivermi in Messenger, chiedendomi come mai mi limitassi ad un like se poi non le facevo capire se fossi andato o meno. “Non vorrai lasciare tre ragazze sole in centro ad Abano a mangiare il gelato.” Il corteggiamento era iniziato, solo che mi sembrava strano non essere io a lanciare la palla per primo. Effetto dei tempi moderni, avevo pensato.

Giuliana

Un mesetto prima, il mio alter ego Carlo, il filatelico di Belluno, aveva stretto amicizia con una donna che frequentava gli stessi gruppi che lui stava seguendo col proposito di conoscere meglio Franca. Si chiamava Giuliana ed era una ex dirigente scolastico in pensione, sulla settantina. Abitava a Desenzano, in una villa sulla riva del Garda. Poche foto, tutte sulla filatelia e numismatica e interazioni mirate quasi esclusivamente ad eventi di compravendita. Era stata lei a farmi una delle offerte più generose per la mia collezione di francobolli dell’Austria imperiale.

Avevo scoperto che da oltre una settimana stava facendo le cure termali in uno dei migliori alberghi di Abano, il Grand Hotel. Le avevo detto che conoscevo bene l’albergo perché ero stato suo ospite diverse volte. Io adoravo la camera la 308 con una splendida visuale sul viale da dove vedevo il viavai dei turisti. Lei invece mi aveva detto che dalla sua camera, la 415 vedeva solo il parcheggio. Non era il massimo, benché immerso in un bel parco di magnolie. Di solito i cicli termali durano 14 giorni e si concludono di sabato, per cui era necessario stringere i tempi per non farsi scappare la preda. Le avevo chiesto di farmi un’ultima ma ragionevole offerta per i 370 francobolli ed io le avrei portato personalmente la collezione completa lì ad Abano. Le avevo detto che adoravo la località termale e facevo volentieri una passeggiata, quando potevo. Evidentemente ero stato abbastanza convincente perché mi aveva fatto la sua super offerta: 5000 euro in contanti. Ci eravamo accordati per vederci venerdì sera, dopo cena. La mia speranza era che, andando a cena, lasciasse il contante in camera così avrei potuto prenderlo sia che fosse in giro da qualche parte e sia che fosse nella cassaforte. Le casseforti degli alberghi funzionavano quasi tutte allo stesso modo e non era difficile aprirle con un piccolo congegno elettronico comprato tempo fa nel deep-web. Il mio problema era solo trovare lo stratagemma per non farmi vedere dagli inservienti mentre andavo nelle camere. Ero sicuro che dalle cucine avrei trovato la via per intrufolandomi nell’albergo senza problemi.

Giulio

Un uomo di nome Giulio era invece diventato, di recente, amico del mio alter ego Armando attraverso la comune amica Delia. Giulio faceva una corte spudorata a Delia e scambiava con lei messaggi molto espliciti nei commenti ai post pubblici. Aveva consolato Delia per la sua disavventura di essere stata derubata in casa da estranei e le aveva proposto un indennizzo se fosse andata a vivere con lui.

Da quanto scriveva, sembrava che questo Giulio navigasse nell’oro. Era spesso a cena nei migliori ristoranti di Padova, aveva pubblicato foto di sé in viaggi nei paesi dell’est asiatico, aveva partecipato a manifestazioni con auto d’epoca e condivideva spesso post di associazioni filantropiche. Lui era un attempato e distinto signore sempre sorridente.

Giulio, però, mi aveva insospettito perché sembrava fosse un truffatore pure lui. Per me era esagerata la corte che stava facendo a Delia. Da quanto avevo letto, nemmeno loro due si erano mai incontrati prima e lui le prometteva regali costosissimi. Quando mi aveva chiesto l’amicizia, o meglio quando l’aveva chiesta ad Armando, l’aveva fatto perché aveva notato che anche io ero un alpino appassionato di auto per cui avevamo molte cose in comune.

In un messaggio privato mi aveva scritto che con Delia le cose stavano andando bene. Finalmente si erano incontrati ed era scoccata la scintilla. Adesso voleva farle la proposta di matrimonio. Aveva prenotato al ristorante Aubergine ad Abano quel venerdì sera. Era un locale che a lei piaceva molto.

Giulio voleva che fosse tutto perfetto. Intanto sarebbe andato a prenderla con la sua Lancia Aurelia cabrio del ‘57 color blu notte e poi le avrebbe fatto la proposta proponendole un anello con diamante. Aveva detto che gli era costato oltre 10.000 euro ma per Delia avrebbe fatto questo ed altro.

Fabio e Giulia (2)

Che coincidenza. Si stavano concentrando tre eventi totalmente diversi l’uno dall’altro e tutti di venerdì sera ad Abano. La fortuna cominciava a girare dalla mia parte.

Avevo già studiato un bel piano. Il difficile era incastrare gli orari.

Prima di cena mi sarei intrufolato dalle cucine al Grand Hotel e sarei salito al quarto piano aspettando l’uscita di Giuliana dalla stanza. Avrei aperto la porta con la mia tessera multicodice (essere un mago dell’informatica può avere i suoi vantaggi) e mi sarei diretto alla cassaforte.

Poi sarei andato all’appuntamento con Giulia e le sue amiche. Avrei preferito che le sue amiche mi avessero lasciato solo con Giulia ma ero disposto ad offrire la cena a tutte pur di entrare all’Aubergine per vedere bene questo Giulio così da prendere più informazioni su di lui. Era una miniera d’oro.

Volendo avrei potuto tentare i trucchi da borseggiatore e togliere dalle tasche di Giulio l’anello con diamanti ma non ne valeva la pena. Sapevo come entrare a casa di Delia.

Intanto mi trovavo al cospetto dei miei monitor, ognuno collegato a FB con un profilo diverso: Fabio era collegato con Giulia, la bella bionda trentenne, Carl con Giuliana o, come la chiamavo io, la pratica “Desenzano”. Infine, c’era Armando che stava ricevendo un assedio di domande da parte di Giulio. L’aveva detto pure lui che forse stava esagerando ma era in tensione per l’incontro e la proposta da fare a Delia. Mi aveva eletto a confidente.

Per proteggere le varie identità che assumevo c’erano altri due terminali che mi mostravano il corretto funzionamento di tutte le impostazioni di sicurezza dei firewall e delle VPN.

Mi sarei dovuto preparare per uscire e controllare l’apriporta e il congegno per la cassaforte ma non ne avevo il tempo. Ero impegnato a rispondere a tutti i messaggi che arrivavano. Sapevo che ce la potevo fare. Sapevo di essere superiore a tutti gli altri. Sapevo di essere una macchina da guerra. Sapevo che non mi poteva fermare nessuno.

Quello che non sapevo era che Giulia stava seguendo la mia pista digitale, cioè stava percorrendo a ritroso il segnale che arrivata al suo device fino a raggiungere il mio. Similarmente non sapevo che, con identità diverse, sempre lei era entrata nelle amicizie di Carlo, attraverso uno dei gruppi che lui seguiva in comune con Franca e sempre lei era Giuliano.

Non sapevo nemmeno che con lei c’erano altri agenti della polizia postale di Mestre che stavano controllando i miei messaggi per risalire fino al punto di origine aggirando tutti i miei trucchetti.

L’idea di Giulia (almeno il nome era vero, ho scoperto in seguito) era stata quella di distrarmi con le tante domande, impormi un ritmo elevato riducendo la mia capacità organizzativa e spingendomi a fare confusione tra i 3 diversi personaggi e scenari che mi aveva presentato. Era riuscita nel suo intento perché non avevo colto i segnali che pure mi arrivavano dalle notifiche di alert sul monitor del VPN e dai log del firewall. Li avevo davanti a me, sarebbe bastato solo leggerli.

In passato non avrei perso tempo con distrazioni tipo Giulia. Invece, lei era riuscita non solo a vincere la diffidenza ma a stimolare l’ingordigia. Mi aveva messo due “lavori” che seguivo da diverse settimane, nella stessa zona e negli stessi orari, aggiungendo lo zuccherino finale: l’incontro con una bella biondona che mi aveva fatto dei piccoli ammiccamenti.

C’ero cascato come un pollo. Caduto nello stesso tipo di trappola che avevo preparato per gli altri durante i miei lunghi mesi di attività.

Quando ero arrivato al Grand Hotel, tutto si era svolto come previsto. Mi ero chiuso nello stanzino delle scope, in attesa di veder uscire la “pratica Desenzano”. Era vestita molto elegantemente e si era diretta all’ascensore passandomi davanti e spargendo in tutto il corridoio una raffinata fragranza di profumo. Aveva evidentemente esagerato come fanno di solito le persone anziane. Aveva con sé una borsetta molto piccola per cui ipotizzavo che non avesse portato con sé i soldi che avrei trovato in camera, come speravo.

Non appena avevo sentito partire l’ascensore, ero uscito dal mio nascondiglio e mi ero diretto alla porta della stanza 415. Avevo inserito la mia carta ed avviato il code-scanner. Dopo qualche istante, il clack dell’elettro-serratura mi apriva la porta al giusto guadagno per le mie fatiche. La luce nella stanza si era accesa in automatico. Avevo richiuso la porta alle mie spalle e guardavo con attenzione per scoprire dove si trovava la cassaforte. Nelle camere piccole di solito la si trovava vicino all’ingresso ma questo era un bell’appartamentino con tanto di salotto per cui forse avrei dovuto cercare in camera da letto. Fatti i pochi passi che mi separavano dalla porta della camera, mi ero fermato per ascoltare meglio. Qualcosa non quadrava. Si sentivano scricchiolii provenienti dal bagno. Non avevo avuto nemmeno il tempo di girarmi che, in contemporanea, si era accesa luce della stanza mostrandomi due poliziotti con le armi in pugno e la porta del bagno si era aperta con un terzo poliziotto, donna, che mi bloccava l’uscita. In quel momento mi ero reso conto che ero finito in trappola. Avevo la sensazione di conoscere quella poliziotta. “Ciao Fabio, sapevo che eri impaziente di uscire con me per cui ho anticipato il nostro incontro. Sono Giulia.”

Mentre Giulia parlava e io realizzavo quanto fossi stato stupido, mi ero già ritrovato con entrambe le braccia dietro la schiena e le manette ai polsi. A terra c’era il mio code-scanner. L’unico stupido pensiero era stato “Speriamo non si sia rotto.”

Epilogo amaro

“Sono Fabio e ho 32 anni”.

Stavo raccontando la mia storia e mi rendevo conto che nessuna delle mie conoscenze nel campo informatico, in quel momento mi avrebbe potuto aiutare. La stanza degli interrogatori della Polizia Postale di Mestre era angusta e disadorna. C’era una sola finestra ma troppo in alto e con le sbarre. Sul tavolone alcuni album per francobolli, qualche stampa di contratti on-line per le carte di credito italiane, francesi e spagnole. Le stampe di alcune foto che avevo scattato col telefonino, la trascrizione delle chat tra i miei alter ego e le vittime. Si, loro le chiamavano così: vittime. Nessun eufemismo. Giulia aveva un sorriso canzonatorio. Sapeva di essere stata più brava di me e lo faceva pesare, in ogni occasione. Non era entrata nei particolari dell’operazione ma aveva evidenziato che i due operatori seduti all’altro capo del tavolo erano sulle mie tracce da diversi mesi.

La sua unità controllava molti nuovi utenti dei social network e verificava se quegli utenti uscivano dal nulla o corrispondevano a persone vere. Avevano notato subito molte stranezze e avevano sottoposto il caso a Giulia. Era di Giulia la responsabilità del settore frodi informatiche via social. Mi avrebbero potuto fermare subito, chiudendo i miei account e me la sarei cavata con una denuncia, rischiando fino ad un anno di detenzione. La complessità del sistema che avevo montato, li aveva invece convinti che avessi una grossa organizzazione alle spalle e volevano prendere il cosiddetto pesce grosso. Si erano resi conto in pochi giorni che lavoravo da solo e che il mio obiettivo non erano solo le truffe.

Dopo il furto a casa di Delia, Giulia aveva giurato di farmela pagare ed aveva lavorato per tessere la sua trappola attorno a me. Il primo tassello era stato costruire il personaggio di Giuliana. Voleva giocare al gatto col topo per un paio di settimane, raccogliere quante più prove possibile e poi arrestarmi. Quando si è accorta che stavo architettando una truffa complessa con le carte di credito, mi aveva lasciato fare solo perché le serviva scoprire le lacune dei sistemi informatici delle banche. In compenso mi aveva gettato un altro amo, tramite Giuliano. La scelta dei nomi l’aveva fatta al solo scopo di prendermi in giro nonostante le proteste dei suoi colleghi. Temevano che mi accorgessi dell’omonimia. Invece non ci avevo proprio fatto caso. Giulio e Giuliana per me erano due nomi totalmente diversi. Mi sarei dovuto accorgere della trappola quando avevo ricevuto la richiesta di amicizia da Giulia ma non c’era nessun nesso con gli altri account e soprattutto Giulia era un personaggio ben costruito ed io ero caduto nel trucco più vecchio del mondo: mi ero fidato della provocante immagine della bella biondona.

Mentre i suoi colleghi conducevano l’interrogatorio, Giulia interveniva solo per segnalarmi ogni errore che avevo fatto, ogni traccia lasciata sul web.

Chissà quanto si era divertita ad utilizzare contro di me i miei stessi trucchi, come si stava divertendo ad annunciarmi gli anni di galera che corrispondevano ad ogni singolo reato commesso.

Avevo davanti ai miei occhi il sorriso dell’amica di Facebook, la Giulia che avevo sognato di conquistare. Lei Sorrideva ma non come avevo sperato. Era un sorriso beffardo che gongolava di soddisfazione. Il bel finale di serata era andato in fumo assieme a tutti i sogni della mia vita.

Evelyn Hooker e la depatologizzazione dell’omosessualità — OggiScienza

Stati Uniti, anni Cinquanta del secolo scorso. L’omosessualità è considerata un crimine dalla legge, un peccato dalla chiesa e un disturbo mentale dalla scienza. È in questo contesto che una psicologa, Evelyn Hooker, decide di realizzare un semplice esperimento: lo scopo è dimostrare che i gay non sono affatto “malati”. 18 altre parole

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Sanità: Alisa vista da vicino… e non è un bel vedere! — La Bottega del Barbieri

Documento di SI COBAS PUBBLICO IMPIEGO. A seguire una nota della “bottega” e due consigli di lettura Non lo confesseranno mai, ma per gli interessi mercantili la PREVENZIONE è di intralcio in quanto “investimento improduttivo”. 25 altre parole

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