Incontro culturale: Fulvio Ervas – L’insalvabile

Ricominciano gli incontri culturali del venerdì a Battaglia Terme con il Gruppo culturale “Lucia Boaretto”. E si inizia alla grande.

Ho ascoltato il professore e autore Fulvio Ervas con molta attenzione ma a fine presentazione ero basito, folgorato e demoralizzato dai suoi ragionamenti sul clima, sull’inquinamento della laguna, sulle opere costose e già non più utili quali il MOSE e l’inerzia di istituzioni e dei singoli cittadini che aspettano che il peggio passi, perché pensano che prima o poi dovrà passare e non si sentono parte del problema mentre potrebbero essere addirittura parte attiva della soluzione contribuendo a creare il pensiero collettivo che abbia il fine di modificare le azioni dei governi, della ricerca scientifica e delle multinazionali. La descrizione della situazione fatta con competenza e passione, partendo dalla vera protagonista del racconto che è Venezia, mi ha spiazzato e mi ha fatto dimenticare le domande che avevo sul libro. Domande che erano nate dal fatto di scoprire che con questo libro debutta un nuovo personaggio l’ispettrice Laura Bertelli che sostituisce la figura dell’ispettore Stucky, ormai di casa nei canali televisivi Rai.

Nel presentare l’ispettrice, Ervas ha sottolineato un aspetto che mi ha piacevolmente colpito perché l’autore ha scelto per i suoi romanzi ispettori e non commissari. Gli ispettori sono gli operai, i manovali dell’indagine, quelli che si sporcano le mani, che suonano ai campanelli delle case, che si scontrano con le persone mentre i commissari sono i titolari, i capi che hanno la responsabilità ma lavorano più in ufficio che sul campo. Mi è piaciuto perché la società di oggi esalta il capo e non dà voce al popolo mentre Ervas ribalta la situazione rendendo i personaggi più veritieri e vicini al lettore.

La domanda che avrei voluto porre riguardava proprio il personaggio femminile; lui aveva già detto che è più complicato mettersi nei panni di una donna, cercare di ragionare come una donna, farle fare lo stesso mestiere di un uomo, che fino a qualche decennio fa era precluso alle donne, e tenere presente il femminino che non lascia libera la mente nemmeno un istante dagli impegni della propria casa, dall’attenzione verso i figli, e che fa fare i conti con la propria sensibilità e con una umanità più empatica rispetto a quella maschile e che ogni tanto deve essere dolorosamente contrastata per metterle un freno.

La domanda era proprio in questi termini: mettersi nei panni di una donna e ragionare e agire da donna può essere difficile ma non impossibile. Quello che credo sia impossibile è riuscire ad imbastire tutto il romanzo come se fosse pensato e visto da una donna. Secondo me, la voce narrante sarà inequivocabilmente maschile nel romanzo scritto da un uomo. Secondo lei professore è necessaria questa armonizzazione tra protagonista femminile e sguardo femminile dell’intera narrazione o per il pubblico è totalmente trasparente, non percepita, per cui non necessaria?

Verrò ad ascoltare la risposta alle sue future presentazioni.

Lascia un commento