Ammonimento accorato

Mi ero ripromesso di non scrivere più notizie sul Coronavirus fino a quando non sarebbe stato possibile dare l’unica vera bella notizia: non ci sono più malati!

Purtroppo non sembra essere possibile vivere facendo finta che l’invisibile ed innominabile particella non sia presente attorno a noi in ogni momento delle nostre giornate. Oggi ho ricevuto un messaggio da un amico che mi ha fatto riflettere molto e non potevo non condividere con i miei lettori i pensieri assordanti che mi stanno ronzando in testa.

La chat con i colleghi che non vedo da molti anni, ogni tanto si anima in maniera improvvisa, quando c’è un compleanno, quando due o più riescono ad incontrarsi negli angoli più disparati del mondo o se ci sono eventi lieti da condividere. Oggi, quando è apparso il nome della chat nella parte alta dello schermo, sono stato assalito dalla solita gioia per il momento di incontro virtuale con le persone con le quali ho condiviso un periodo importante della mia vita lavorativa.

L’inizio è il solito, quasi formale “Ragazzi buongiorno”, poi invece la doccia fredda. Non è una notizia funerea ma comunque dura da digerire “Mia moglie ricoverata con polmonite da covid è con l’ossigeno”. Però non è questo che mi spinge a parlare oggi ma il suo appello accorato che ha aggiunto al messaggio. Mi ha raggiunto come un pungolo impedendomi di restare fermo e zitto. Devo raggiungere quanta più gente possibile, amici, conoscenti, estranei che casualmente verranno catturati da queste righe, chiunque possa fare da eco alle parole forti che sono racchiuse nel breve ma forte messaggio del mio amico.

“Chiudete in casa le vostre famiglie” è la prima sferzata. Ho pensato a quanti temono che poteri forti, ignoti supermanipolatori, tiranni ed oligarchi vogliano ridurci a miseri sudditi, lavoratori terrorizzati da emergenze sanitarie. Qualora costoro venissero investiti in prima persona dal problema del virus, non avrebbero più nessuna voglia di andare dietro alle teorie complottiste. Non chiederebbero chi ha mai visto un malato di covid e non proclamerebbero il proprio credo o il proprio disaccordo con l’utilizzo di mascherine e distanze di sicurezza.

“Siate cattivi se necessario”. E’ mai possibile che un genitore di figli adulti debba esercitare la propria autorità sino al rischiio di sembrare cattivo pur di proteggere il bene più prezioso per le persone più care? Mi sembra di vivere in un incubo, eppure è così. Se vuoi salvare i figli, la moglie, i parenti anziani che hai intorno ed infine te stesso, devi essere fermo e deciso nel sottolineare il rischio di contrarre il contagio in situazioni di vicinanza, promiscuità, condensazione degli spazi e… utilizzando male o per niente la mascherina!

“Nonostante le precauzioni maniacali ci ha preso in pieno” Quando abbassiamo le difese? quando ci sentiamo più a nostro agio? Quando siamo all’interno del nostro nucleo familiare oppure a tavola con amici o colleghi di lavoro, nei luoghi dove ci conosciamo tutti, come se il fatto di conoscerci sia un antidoto al contagio. Come se per rischiare dovresti trovarti davanti ad una persona in piena crisi polmonare. No, il virus è presente, anche se latente, dentro molti di noi. Non è il virus che si è indebolito ma trova resistenze endogene in alcuni soggetti mente in altri riesce a replicarsi in maniera vantaggiosa per lui.

“Siate pure stronzi ma non vi fate fregare da questo virus di merda!” In questa doppia esortazione finale c’è la ripetizione della necessità di fermezza con noi stessi per primi e con i nostri familiari. I figli spesso non ci ascoltano ma noi dobbiamo essere più duri di loro. Non soffriranno per una cena in meno o per la rinuncia ad una serata di socialità. La seconda parte dell’esortazione mette l’accento su chi è il vero nemico: non siamo noi nei confronti dei figli, non sono i figli, non sono i loro amici, non sono i parenti, non sono i colleghi, gli anziani a passeggio, i giovani allo spritz in piazza, le famiglie a passeggio sui colli. Il nemico è il virus, un virus subdolo, odioso, tanto malvagio da meritarsi l’ultimo epiteto “di merda”.

Ma perchè tanta durezza in tale messaggio? Perchè c’è quella particolare condizione di non essere il soggetto malato ma di essere quello che vuole bene e che vorrebbe prendersi cura della persona amata ma “Non posso starle vicino. Esperienza allucinante” . Anche questo è il virus. E’ l’impossibilità di tenere la mano alla moglie malata, di poterla accarezzare mentre le racconti com’è andata la giornata a casa, che senza di lei non sei riuscito a fare la spesa, che non sai come usare la lavatrice, che ti mancano le sue urla perché è sera e non hai ancora portato fuori la spazzatura. E’ allucinante ed è un’esperienza che possiamo limitare, facendo tutti la nostra parte. Siate stronzi ma non vi fate fregare da questo virus di merda.

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