Prosper Mérimée. Lettere ad una sconosciuta

Questo libro era divenuto un best seller a pochi giorni dalla sua pubblicazione, 3 anni dopo la morte dell’autore avvenuta nel settembre 1870 . Il pubblico dell’epoca era più interessato a trovare il giusto pettegolezzo sugli ambienti nobiliari e culturali della corte francese, tentando di smascherare l’anonima corrispondente dell’autore che ad apprezzare le pur valenti capacità artistiche di quest’ultimo.

In effetti la corrispondenza con la donna di cui non viene mai rivelato il nome aveva suscitato lo stesso interesse che oggi hanno alcuni articoli delle riviste scandalistiche e fecero partire l’affannosa ricerca per dare un nome ed un volto alla destinataria di tali missive. Solo dopo lunghe indagini, la misteriosa donna viene identificata come Jeanne-Francoise Dacquin, conosciuta probabilmente dall’autore di Carmen, in occasione di una richiesta d’autografo.

Vengono percorsi quasi 30 anni di storia e cultura europee con testimonianze delle ambizioni dell’autore, della vita mondana negli ambienti aristocratici parigini, della politica, delle guerre e rivoluzioni e soprattutto del rapporto sentimentale altalenante in cui emerge il carattere spigoloso ed egocentrico di Mérimée che cerca nella giovane donna sia il conforto di una sincera amicizia e sia lo scambio carnale che oggi chiameremmo di scopamici.

Le lettere non pretendono di essere di elevato valore artistico, trattandosi spesso di sole poche righe che sovente contengono sfoghi di collera contro la donna, contro l’élite culturale francese che non gli attribuiva sufficiente stima, contro il mondo o contro sé stesso, lamentando continue sofferenze che oggi attribuiremmo ad un carattere ipocondriaco. Eppure le missive sono ricche di richiami culturali alti e frasi in varie lingue, spesso tratte da opere famose, che condiscono le conversazioni epistolari tra i due amici.

Emergono a tratti sia l’ironia e sia l’indispettita arroganza con la quale apostrofava la sua corrispondente nelle occasioni in cui non rimaneva soddisfatto dalle risposte epistolari o dagli incontri furtivi finiti in maniera diversa da quanto da lui bramato.

Sembra impossibile che entrambi i protagonisti dello scambio epistolare abbiano viaggiato in molte parti d’Europa e del mondo trattenendosi per periodi prolungati e riuscendo comunque a raggiungersi tramite fermo posta. Alcune lettere sono poco più lunghe dei nostri messaggi su WhatsApp e ricevevano risposta entro uno, due giorni al massimo se i corrispondenti si trovavano nella stessa città ma sovente le risposte arrivavano a distanza di qualche decina di giorni. Per la cultura dell’immediato che abbiamo oggi è inimmaginabile quanto avveniva in passato. Oggi si nota la disperazione nel volto di chi attende il doppio baffetto blu che conferma l’avvenuta lettura del messaggio e prelude ad una risposta immediata oppure ad una lunga serie di stizziti improperi se la persona alla quale abbiamo scritto non risponde nel tempo che noi riteniamo opportuno.

Chissà con quali sentimenti ci si preparava all’attesa di giorni per scoprire l’effetto sortito dalla propria lettera. E nel caso documentato nel libro di Mérimée non c’era nemmeno la certezza che la posta arrivasse in tempo prima che il destinatario partisse per altra località.

Anche il trattenere le lettere, testimonianze di tutte le relazioni, siano esse d’affari o di cuore sembra un ingombro insostenibile ai giorni nostri eppure nelle chat dei nostri cellulari ci saranno enciclopedie di parole, spiegazioni, immagini e riferimenti che però hanno la caducità dell’effimero mentre le lettere venivano conservate gelosamente e rilette all’occorrenza perché custodivano pensieri e sentimenti. Un particolare non da poco: se non si tratteneva una minuta, si aveva contezza delle sole risposte rischiando di dimenticare quanto scritto. Sui cellulari abbiamo invece l’intera sequenza di battute scambiate.

Un aspetto che mi ha fatto molto riflettere, leggendo “Lettere ad una sconosciuta” è quello della necessità che l’autore aveva di comunicare i propri pensieri. Oltre al desiderio di sedurre la propria interlocutrice, ho colto una sincera voglia di relazione alla pari, senza l’invidia e l’ipocrisia dell’Accademia di Francia, senza i sottili intrighi della politica internazionale ma con la possibilità di depositare anche le proprie frustrazioni nelle mani di una persona che era in grado di comprendere, di assecondare e quando necessario, di rimproverare.

Ho provato a pensare se pure io abbia una persona con la quale poter avere la stessa libertà di espressione. Ho cercato innanzi tutto nella famiglia, nel mondo del lavoro, dello sport, del volontariato dividendo anche in base al genere e notando le differenze di rapporto con gli amici uomini o con le amiche donne. Mi sono accorto che forse l’unico specchio al quale riesco ad esprimere parte di me stesso è lo sfondo bianco del programma di scrittura, sul mio monitor. Eppure non mi risultava di essere così taciturno o riservato. Ho riflettuto nuovamente considerando i gruppi di persone con cui non ho più un rapporto diretto ma, a causa della distanza, solo comunicazioni di tipo neo-epistolare cioè tramite messaggi. Con questi ultimi la lunghezza e i contenuti dei messaggi sono più “alti” rispetto a quelli delle chat ad uso coordinamento utilizzate per la famiglia, lavoro, sport o altro. Gli amici con i quali ho uno scambio più profondo sono in effetti i più lontani e le comunicazioni più rade per cui dedico loro maggior tempo e cura nella scrittura. Ho un’unica eccezione, una persona che ritengo amica seppure non ci frequentiamo assiduamente e con la quale ho la sensazione di riuscire a comunicare con più facilità alcuni aspetti emozionali e dalla quale mi sembra di aver ricevuto medesimo trattamento. E’ uno di quei casi in cui si instaura un rapporto di ascolto reciproco che non vuol dire essere l’uno il muro d’appoggio dell’altro per qualsiasi cosa venga in mente ma essere quella risorsa estrema dalla quale attingere energia per rimettersi in piedi, dopo averle provate tutte.

Ultimo aspetto che ho colto nel libro è la seduzione continua che esercitava l’autore sulla donna e che subiva a sua volta. Un corteggiamento reciproco durato circa 30 anni. Oggi ci sono matrimoni che durano molto meno.

Non pensavo che un libro del genere riuscisse ad attirarmi così tanto. Non c’è una trama, non c’è un fine, eppure c’è tutta una vita.

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