SICILIA ON THE ROAD — Milli In The World

Non potevo fare a meno di condividere questo articolo che parla della mia Sicilia. So che non è tutto oro quello che si trova in Sicilia ma secondo me vale sempre la pena fare una visita conoscitiva di una-due settimane. Milli ha utilizzato 18 giorni, forse ce ne vorrebbero anche di più, oppure dividere la conoscenza dell’Isola in 2-3 tour da 10 giorni ciascuna da trascorrere una volta nella costa est, una volta in quella ovest e una volta l’agrigentino o le isole Pelagie. Vi lascio alla lettura dell’articolo di Milli evidenziando che anche le foto aggiunte sono decisamente apprezzabili. (Maurizio)

La Sicilia è da sempre una delle mete più ambite degli italiani che, spesso e volentieri, la accantonano poiché definita troppo cara rispetto agli standard europei. Era da qualche anno che su Instagram vedevo fotografie di persone che trascorrevano le loro vacanze sull’Isola siciliana e ogni volta mi soffermavo per cercare di capire dove si […]

SICILIA ON THE ROAD — Milli In The World

Coronavirus, aggiornamenti

Eccomi qua con l’aggiornamento promesso nell’articolo del 27 giugno.

La situazione epidemiologica, nel mondo, è arrivata ad un punto cruciale. Oggi, 27 settembre 2020, è stato superato il milione di morti accertati nel mondo. In molti Stati l’epidemia è in forte espansione compresi gli Stati europei in cui sta ritornando in maniera vistosa in quella che giornalisticamente è stata chiamata “Seconda ondata”.

Non voglio essere tacciato di allarmismo per cui preciso subito che c’è un’enorme differenza tra i primi mesi di pandemia in Europa e questa recrudescenza. La maggior parte dei casi positivi sono soggetti che hanno avuto contatti con il virus ma non mostrano segni di malattia, ossia sono sani ma potenzialmente contagiosi. Durante la prima ondata, la prevalenza dei pazienti positivi si presentavano in ospedale già malati. Solo facendo lo screening di parenti ed amici si riuscivano a trovare alcuni casi di positivi privi di sintomi. Oggi gli screening sono a più vasto raggio e per questo si scoprono centinaia di nuovi positivi al giorno e solo pochissimi di questi sono nuovi malati. Fatta questa bella precisazione dobbiamo prendere atto che a fine giugno, in Italia, avevamo circa 40 casi in terapia intensiva, oggi ne abbiamo 254, determinando una situazione non drammatica ma in lento peggioramento. Ne consegue che, senza alcun allarmismo, è senz’altro necessario continuare a mantenere le odierne precauzioni. La diffusione del virus è, infatti, rallentata dalle buone abitudini apprese in questi mesi e dalla maggior produzione industriale di dispositivi di protezione individuale e di igienizzazione. Troviamo disinfettanti alle porte di ogni negozio, usiamo le mascherine quando ci troviamo in presenza di altre persone e applichiamo il distanziamento. Pensate che solo 8 mesi fa erano sparite tutte le confezioni di disinfettante dai supermercati, non c’erano mascherine di nessun tipo, e non avevamo ben compreso cosa volesse dire distanziamento di sicurezza. La massiccia quantità di tamponi, inoltre, permette di intercettare con largo anticipo le persone positive al virus impedendo la rapida diffusione. Ci sono poi tutti i vari sistemi di tracciabilità che vanno dai registri cartacei all’App Immuni o altre simili.

Fatta questa bella premessa, analizziamo i numeri. Come ho più volte sottolineato, i numeri ci danno indicazioni importanti ma bisogna tenere conto che siamo certi della non esattezza dei dati provenienti dalla maggior parte degli Stati africani, per stessa ammissione dei loro governanti, per cui sia contagi e sia decessi sono da considerarsi sottodimensionati. Discorso simile per alcuni stati del sud-est asiatico e del sud America. Per finire, non c’è nessun valore comunicato dalla Korea del nord.

Nel primo dei due grafici, si vede chiaramente che nel mondo siamo arrivati a punte di 300.000 nuovi casi al giorno contro i 40-50 mila quando erano interessate solo la Cina e l’Europa. Per contro, il secondo grafico ci mostra che il numero dei morti, dopo i picchi di aprile, si sono stabilizzati tra i 5 e i 6 mila al giorno con minimi intorno ai 4000. Complessivamente il mese che ha dato più tregua al mondo che però ha forse illuso sulla possibilità di una fine immediata dell’epidemia, è stato giugno.

Dal grafico curato quotidianamente da me con i dati prelevati dal sito Worldometers (dal quale derivano anche i primi due grafici esposti), si possono fare interessanti considerazioni.

  1. La fine del mese di giugno mostra le inversioni di tendenza di quasi tutte le curve. Comincio da un dato interessante: il numero di Stati con zero casi Covid (dopo averne avuto almeno 1) erano 29 nella seconda decade di giugno ed appena 8 ad inizio settembre. Nello stesso periodo, i casi attivi in Nord America sono saliti da poco più di 1,1 a 2,8 milioni; in Europa da poco meno di 800 mila ad oltre i 2 milioni; Asia e America del sud hanno andamenti altalenanti dovuti a molti fattori: la frammentarietà della raccolta dati, l’elevato numero di decessi e il meccanismo dell’automatismo per cui un paziente positivo, se non ha i sintomi della malattia, viene considerato negativo dopo 7, 10 o 14 giorni a seconda degli Stati, senza fare ricorso al secondo tampone di riscontro.
  2. Il numero dei malati critici, nel Mondo, è salito dai 49mila di inizio luglio (la rilevazione l’ho iniziata in quel periodo) ai 63mila dei nostri giorni.
  3. La mortalità media rispetto al numero di contagiati, da giugno ha rallentato il ritmo di diminuzione, proprio in funzione del maggior numero di tamponi. Secondo le mie stime dovrebbe attestarsi, a fine pandemia, intorno al 1,5 %

La fine della pandemia non è così vicina come vorremmo e si guarda al vaccino come soluzione finale. Io spero che oltre al vaccino si arrivi a trovare farmaci in grado di fermare sul nascere questa malattia così da conviverci come facciamo con molte altre.

Non so se continuerò a dare aggiornamenti poiché c’è una parte di me che vorrebbe vedere già conclusa questa conta sulla pandemia e concentrare l’attenzione su altri argomenti ma sento ancora l’esigenza di dare informazioni con uno sguardo di maggiore ampiezza rispetto alle statistiche regionalizzate che, pur essendo approfondite, hanno spesso il difetto dello sguardo miope e non fanno comprendere appieno la portata del fenomeno.

Erosione delle coste per quasi il 50% delle spiagge italiane – In 50 anni persi 23 metri di profondità su 1750 km di litorale. — Europaviva 21

Inaugurato il portale dell’Osservatorio Paesaggi Costieri Italiani ha presentato uno studio sullo stato di erosione delle coste in Italia dal quale emerge che «Quasi il 50% delle nostre coste sabbiose è attualmente soggetto a erosione, un fenomeno che negli ultimi 50 anni si è mangiato 40 milioni di metri quadrati di spiagge». Il Cigno Verde […]

Erosione delle coste per quasi il 50% delle spiagge italiane – In 50 anni persi 23 metri di profondità su 1750 km di litorale. — Europaviva 21

Musica live

Mi trovo in un parco. Potrebbe essere uno dei tanti parchi che arricchiscono ed ingentiliscono i nostri paesi e le nostre città ed in questo caso mi trovo nel parco di Battaglia Terme. Sul palco, al centro del viale centrale, immerso tra alberi secolari, un eterogeneo gruppo di strumentisti si sta esibendo. Nulla di anomalo, capita così in molte città virtuose, se non fosse che non tutti i musicisti si conoscono tra loro e stanno suonando i propri strumenti o quelli messi liberamente a disposizione del pubblico.

È penetrante il suono della musica e sento le vibrazioni che mi costringono a muovere le braccia, battere il piede e ondeggiare il fianco. Man mano che aumenta l’attenzione con cui ascolto la musica, mi rendo conto di quali possano essere le emozioni che provano questi artisti, mentre cercano la giusta intesa tra sé stessi e i propri strumenti e con i compagni d’avventura, catturando la nota del basso ed il ritmo della batteria per costruire la loro improvvisazione affinché il proprio contributo sia sinergico nel gruppo, che non sovrasti altri suoni e che faccia parte di un’unica armonia.

Gli strumentisti si alternano, dando spazio anche ai più piccoli che provano questa nuova esperienza di suonare alla pari con gli adulti. Il tutto sotto gli occhi di un pubblico distratto che forse non ha capito appieno la magia che sta avvolgendo il palco dove voci diverse formano un unico coro trovando la giusta intesa sonora.

Quanto mi piacerebbe vedere la stessa intesa tra le persone comuni, in famiglia, per strada, nei luoghi di lavoro e di impegno sociale. Invece, mediamente siamo più attenti a sottolineare le differenze, le opinioni divergenti piuttosto che ricercare la sintonia, l’armonia e la voglia di stare bene assieme, indipendentemente dallo strumento che abbiamo.

La sessione di improvvisazione, finisce, i grilli e le cicale riprendono il loro spazio musicale, oscurato solo per un paio d’ore dalla magia dell’incontro di liberi talenti.

Coronavirus: la folle corsa.

Eccoci arrivati a 10 milioni di casi.

Come avevo già scritto nell’articolo del 20 maggio, i conti relativi alla propagazione di questa pandemia da Coronavirus, non tornano, però è giusto affidarsi agli unici indicatori ufficiali disponibili.

Nel mondo, si è passati dai 5 milioni di contagiati nel lasso di tempo relativamente breve di 120 giorni (dal 22 gennaio al 20 maggio) al raddoppio in appena 39 giorni (dal 21 maggio ad oggi), ossia in un terzo del tempo. La logica di questa accelerazione sta sicuramente nella maggiore diffusione del contagio, trasformatosi da fenomeno regionale a emergenza planetaria. Percorrendo i meandri delle serie numeriche, si notano però alcune discontinuità di comportamento della diffusione rispetto a quanto atteso.

Si è molto discusso, in particolare, della volontà di alcune Nazioni di conteggiare solo le morti accertate a causa del Coronavirus, cioè conteggiare i deceduti “per” ed escludere i deceduti “con” Coronavirus ma che avevano patologie pregresse gravi e che, a parere dei medici, sarebbero comunque morti nel giro di qualche mese/anno. Ma dato che si parla di eventualità ipotetiche sulla durata in vita delle persone affette da tali patologie, mi viene da dire che se non ci fosse stato il Coronavirus, oggi, ad appena 6 mesi dall’inizio della pandemia, qualcuna di quelle persone potrebbe essere ancora viva sebbene non conteggiata nella triste statistica delle morti causate dal virus.

Il diffondersi di questa pratica fa ridurre enormemente il numero dei deceduti rispetto agli infettati (vedere il confronto dei due grafici a barre) portando la percentuale dei decessi rispetto al numero di casi chiusi all’ 8%. Secondo una stima che avevo fatto qualche settimana fa, tale percentuale si sarebbe dovuta ridurre al 4,5-5% al termine della pandemia. Se invece proseguirà l’andamento che stanno assumendo i grafici in questi giorni, alla fine la percentuale sarà intorno al consolatorio ma irreale 2%.

In quest’ultima serie numerica, tratta da una statistica che aggiorno quotidianamente leggendo il sito www.worldometers.info, sono visibili le percentuali di incidenza dei decessi totali sul numero totale dei casi, suddivisi per area geografica e, nell’ultima colonna, quella mondiale.

Nel gruppo colonne “Stop”, il numero di Nazioni che hanno sconfitto il Coronavirus: “green” senza decessi, “grey” con decessi. Tra queste ultime, da ieri rientra finalmente la Repubblica di San Marino che è la Nazione al Mondo col maggior numero di decessi rispetto la popolazione.

Tornando all’argomento, la mia preoccupazione è che questo minor valore percentuale non sia dovuto ad una ridotta virulenza del virus, come decantato da più parti, ma solo effetto del diverso metodo di conteggio.

Torniamo a vedere la distribuzione mondiale e, volendo sorvolare sugli improbabili casi degli unici due Stati con popolazione relativamente alta, Turkmenistan (6M) e Corea del nord (51M) che conteggiano “ZERO” casi, la diffusione appare comunque molto eterogenea.

I complottisti di fazioni avverse sostengono, a seconda di come gira il vento, che i numeri dei casi e dei deceduti in nazioni come Italia, Spagna, USA, Brasile, ecc. siano volontariamente gonfiati al solo scopo di terrorizzare l’opinione pubblica per far guadagnare le case farmaceutiche con la vendita di vaccini o cure inutili perché “è solo una normale influenza”, oppure, sul versante opposto, necessità politico-economico-militari impongano di nascondere la reale gravità della situazione per non mostrarsi deboli agli occhi delle potenze avversarie. Tra queste ultime possiamo contare, oltre alle citate Turkmenistan e Corea del Nord, nazioni come Cina, Mongolia, Russia, Libia, Siria, Yemen e molti stati africani, in cui i contagiati da virus, rapportati alla popolazione o i deceduti rapportati ai contagiati, appaiono irrisori.

Ci sono situazioni in molte Nazioni del Mondo che sfuggono alla nostra conoscenza perché non salgono alla cronaca dei giornali in quanto lontane ma soprattutto perché prive di interesse economico-mediatico per gli italiani, ma nelle “vicine” Libia, Siria e Yemen la pandemia è un problema minore rispetto alle guerre in corso che causano molti più decessi a causa di bombe, fame e torture. Di conseguenza i numeri del Coronavirus in questi Stati sono indubbiamente non attendibili. Aggiungerei che quelle guerre sono indiretta causa di parte del maggior numero di decessi in Lombardia dove non potevano essere fermate le produzioni in aziende strategiche per la nostra nazione: la vendita di armi agli stati in guerra.

Altra possibilità, come è verificabile dall’esiguo numero di tamponi effettuati, è il mancato conteggio dei casi effettivi in quasi tutto il continente africano e gran parte dell’America Latina e dell’Asia.

Leggendo il numero di casi in rapporto alla popolazione le analisi lascerebbero pochi dubbi sul fatto che non ci sia omogeneità nel metodo di conteggio sia dei contagiati, sia del numero di morti e sia del numero di guariti che in qualche Nazione hanno un andamento eccessivamente rapido.

So che la lettura di numeri per molti sia tediosa ma dai numeri si leggono molte realtà collettive e fanno capire come si evolve non solo la pandemia da Coronavirus ma la complessa mentalità di questo nostro Mondo.

Il prossimo aggiornamento non lo farò al raggiungimento dei 20 milioni di casi, sarebbe a meno di un paio di mesi da oggi, ma al raggiungimento del primo milione di decessi.